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Due chiacchiere (di traverso) con Miki Biasion

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“Vedi, è come una danza”. Sono insaccato sul sedile di destra di una Hyundai i20 R5 e al volante c’è un sessantaquattrenne che d’invecchiare non ha proprio intenzione. Ha corso (vincendo) nei rally degli anni 80 e 90, in particolare con la Lancia Delta Integrale, ma ai miei occhi sta guidando ancora oggi come un alieno. Un sogno per me che, da appassionato del WRC di quell’epoca, custodisce gelosamente sulla scrivania il modellino della Integrale 16v con cui Miki Biasion – proprio quello che sta guidando di fianco a me, ora – ha vinto il Sanremo 1989.

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Balla che ti passa. L’occasione è stata creata dalla Pirelli, a margine del test dedicato ai nuovi pneumatici Scorpion Suv. Il terreno è quello della Lapponia svedese: il circuito è un misto di asfalto e terra, con pieghe veloci e altre lentissime, rettilinei e scollini da groppo in gola. Miki guida sicuro e velocissimo, fra lunghi curvoni di traverso, alzando chili e chili di terra, e tornantini in cui si gira in un amen grazie al prezioso aiuto del freno a mano idraulico. Che meraviglia! “Senti come è morbida di sospensioni! Se stessimo viaggiando su una delle macchine con le quali ho corso, tipo la Delta S4, avremmo già la schiena rotta!”

Firme al… posteriore. Neanche in tempo di finire il giro di giostra, e scatta l’amarcord. “Quando prendevamo una buca, stavamo una settimana con i polsi doloranti, a causa della botta che arrivava sulla corona del volante. I piloti di oggi, in confronto, viaggiano sul velluto: con queste sospensioni, le WRC moderne volano letteralmente su qualsiasi sconnessione”. Poi, certo, c’è anche un’altra attenzione alla sicurezza. Una nuova (e dovuta) consapevolezza. Negli anni 80, le cose erano piuttosto diverse. “In uno dei primi Sanremo, con la Opel Ascona, affronto un tornantino pieno di spettatori assiepati ai margini della strada, e percepisco di aver urtato qualcosa con il paraurti posteriore. Quando arrivo a fine prova, vedo avvicinarsi alcuni ragazzoni che chiedono di me. Sembrano minacciosi ma, appena chiedo spiegazioni, il più massiccio se ne esce, in perfetto toscano, così: oh Miki, guarda che livido tu m’hai fatto sul sedere… ci voglio sopra l’autografo!

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Piloti, che gente. Adesso, è cambiato anche il mestiere del pilota. Da parte sua, Miki sarebbe disposto a qualsiasi cosa per tornare giovane, ributtarsi nella mischia e poter portare al limite le Wrc odierne, tirate come corde di violino. Dalle sue parole, però, traspare anche un po’ di malinconia per ciò che erano i rally di una volta. E che non saranno più. Le prove speciali e i trasferimenti sono diventati sensibilmente più brevi e, per ragioni di sicurezza, non si corre più di notte. Fra l’altro, i piloti moderni, pur essendo comunque marziani dal punto di vista delle capacità di guida e di controllo della macchina, chiedono qualche confort in più. Per esempio, nell’ultimo rally di Sardegna, più di qualche driver si è lamentato per il caldo nell’abitacolo, con temperature intorno ai 50 gradi. Cose impensabili una trentina d’anni fa, quando, dentro Audi Quattro, Lancia Delta S4 e Peugeot 205 T16 si raggiungevano anche punte di 60 gradi centigradi. Eppure, nessuno che fiatasse…

Una nuova Deltona. Oggi, Miki si divide fra la sua officina, dalla quale escono Delta più che perfette, e la collaborazione con Pirelli, sia per i pneumatici da rally (che si chiamano proprio Scorpion) sia per quelli stradali. In ballo, c’è anche un progetto di “riattualizzazione” della Deltona, l’Evoluzione: 8 esemplari, certificati dallo stesso Biasion e dalla Martini Racing, rifiniti e migliorati con la componentistica disponibile oggi. Un hobby interessante, non c’è dubbio. L’incontro si chiude con una promessa, il volto del pilota di Bassano s’illumina: “ci vedremo in queste zone d’inverno: la neve renderà tutto più interessante, vedrai." E se lo dice lui...

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