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Innovazione
i.Drive, la macchina che misura la relazione tra auto e guidatore

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i.Drive, la macchina che misura la relazione tra auto e guidatore
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Non solo Silicon Valley. La guida autonoma si studia anche in Italia. Tra i centri che se ne occupano c’è anche il Politecnico di Milano, che ha dato vita al progetto i.Drive. L’hanno chiamata la macchina emotiva, ma la definizione migliore potrebbe essere l’auto che percepisce le emozioni del guidatore. i.Drive è una microcar elettrica, dotata di sensori come un veicolo autonomo, ed è la parte mobile dello studio, il cui scopo è quello di indagare la complessa interazione fra l’uomo, la macchina, la strada e l’ambiente circostante. E rispondere a domande come: che cosa proviamo al volante? Come reagiamo alle diverse condizioni di traffico? Che impatto hanno i moderni sistemi di guida intelligenti su di noi? Siamo davvero pronti a salire su un veicolo autonomo?

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Ricerca multidisciplinare. Il progetto i.Drive nasce nel 2015 ed è coordinato da ingegneri provenienti da tre aree dell’ateneo meneghino: ABC (dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito), DEIB (dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria) e DMEC (dipartimento di Meccanica). “Per studiare a fondo la relazione fra uomo e macchina sono necessarie ampie competenze e una visione a 360 gradi. Per questo collaborano con noi anche le unità di ricerca di Psicologia e Psicometria dell’Università Cattolica e altri organismi esterni”, racconta Matteo Matteucci, professore del DEIB e uno dei responsabili della ricerca. “Per farlo, abbiamo ideato un laboratorio che si compone di due parti: un simulatore di guida basato su un sistema di grafica in 3D, che permette di effettuare esperimenti in un ambiente controllato, e il veicolo dotato di sensori, con il quale si registra ‘in vivo’ la risposta fisiologica del guidatore agli stimoli esterni”.

Come reagiamo alle nuove tecnologie. “Il simulatore funziona con un software che viene utilizzato anche in ambito gaming, a cui è associata una struttura fissa con un posto di guida completamente configurabile e tre monitor”, puntualizza Giandomenico Caruso del DMEC. “Come sull’auto, sono stati integrati dei sistemi per il monitoraggio del guidatore: misuriamo, per esempio, il battito cardiaco, la frequenza respiratoria, la risposta galvanica della pelle (l’attività elettrica che si genera in particolari momenti di stress). Inoltre, utilizziamo l’eye tracker, un tracciatore oculare che ci aiuta a capire dove si rivolge lo sguardo dell’automobilista e quali elementi possano distrarlo. Studiamo anche quale sia l’impatto di nuovi dispositivi all’interno del veicolo. In questo senso, il laboratorio costituisce il banco di prova ideale per testare i progetti realizzati dalle aziende prima di sviluppare e poi lanciare sul mercato nuove tecnologie”. Sono infatti sempre più forti e consolidate le sinergie tra l’ateneo e il mercato dell’automotive, dalla General Motors alla Bosch. “Disporre di un simulatore significa analizzare (quasi a costo zero) una tecnologia e comprendere come possa influenzare le performance di un guidatore”, aggiunge Matteucci. “Pensiamo a i.Drive come a uno strumento per migliorare il progetto di nuovi sistemi di guida sia autonoma sia tradizionale”.

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Il responso della strada. Ma per dare una validità scientifica ai dati raccolti con il simulatore è necessario testare dal vivo gli esperimenti fatti. “Solo la strada può dare l’ultimo sì o l’ultimo no a una determinata tecnologia”, continua Matteucci. “Abbiamo così dotato la nostra microcar elettrica (una Zero, modello prodotto dalla Tazzari Ev di Imola) di una ricca strumentazione – telecamere, Gps, laser e sensori – come se fosse un veicolo autonomo per misurare sia i dati relativi alla strada, sia quelli fisiologici del guidatore. In sostanza iDrive sa tutto ciò che succede attorno e può correlare queste informazioni con i parametri registrati sulla persona al volante”. Oggi la funzione della macchina è quella di raccogliere più dati possibili, ma non è escluso che un giorno possa reagire in modo autonomo a seconda dello stato d’animo di chi guida. Potrebbe dire: “Sei stanco? Sei agitato? Stai tranquillo... ci penso io.”.

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