Servizi
How to
Fleet&Business
FORUM
seguici con
NEWS
seguici con
LISTINO
seguici con
USATO
seguici con
How to
seguici con
Fleet&Business
seguici con
Eventi

Enzo Ferrari
La storia e i modelli di un mito - FOTO GALLERY

SFOGLIA LA GALLERY

"Signor Ferrari, come vorrebbe essere ricordato?" Chiese un giorno Enzo Biagi al Drake in quella che sarebbe stata l’ultima intervista da lui concessa. "Preferirei il silenzio. Se potessi direi: dimenticatemi". Gli piaceva provocare, e lo fece fino all'ultimo: lo sapeva benissimo che tutto sarebbe successo al mondo, tranne che il mondo lo potesse dimenticare. Però su una cosa l'ebbe vinta: sul silenzio. La scomparsa di Enzo Ferrari, avvenuta esattamente trent'anni fa, alle sei e mezza del mattino del 14 agosto 1988, passò assolutamente inosservata, fino alla conclusione delle esequie. Che vennero officiate nella giornata meno adatta (se mai una adatta esiste, per queste cose): la mattina di ferragosto, alle prime luci dell’alba, nella cappella privata della famiglia Ferrari dentro il cimitero modenese di San Cataldo. La notizia cominciò a diffondersi verso le nove quando Sergio Scaglietti, carrozziere e amico di una vita - uno dei pochissimi ammessi al rito funebre insieme ai familiari più stretti - andò a farsi un caffè con un improbabile completo scuro e la cravatta. Al barista che lo scrutava con aria preoccupata disse la verità, ora che il destino si era compiuto nella massima discrezione.

Una data misteriosa. Il mistero ha così aleggiato sulla morte di uno dei più grandi italiani del Novecento esattamente come aveva fatto quando, 90 anni prima, era venuto al mondo. Enzo Anselmo Giuseppe Maria Ferrari, figlio di Alfredo e di Adalgisa Bisbini, era infatti nato il 18 febbraio 1898 alle tre del mattino ma siccome c'era molta neve il padre lo registrò all’anagrafe solo due giorni più tardi. Così almeno piaceva raccontare al diretto interessato. In realtà il 18 febbraio 1898 su Modena c’erano 11 gradi di massima e nemmeno un fiocco di neve e la sua nascita venne registrata non il 20 ma addirittura il 24 e non dal papà ma dalla levatrice.

Dal Portello a Maranello. In mezzo a queste due date, 18 febbraio 1898 e 14 agosto 1988, si dipana una vita da romanzo, piena di gioie, sfide e dolori. Poco incline alla disciplina degli studi, affascinato dalla meccanica ma al tempo stesso dal giornalismo (giovanissimo, collabora come cronista di calcio alla Gazzetta dello Sport) Ferrari va in guerra nel 1917; congedato per una pleurite, tenta di essere assunto a Torino dalla Fiat, ma ottiene un rifiuto, trovando piuttosto impiego come collaudatore in piccole aziende prima nel capoluogo piemontese quindi a Milano, dove riesce a entrare nel mondo delle corse imponendosi per le sue buone capacità. Nel 1920 inizia a correre con le Alfa Romeo. Tre anni più tardi vince il Circuito del Savio a Cervia. Qui la madre di Francesco Baracca, l’eroe della Grande Guerra, gli dice di usare come portafortuna, sulle sue macchine, il simbolo che il figlio usava sulla carlinga del suo aereo: un cavallino rampante. La sua collaborazione con l’Alfa Romeo diventa strettissima e nel 1929 nasce la Scuderia Ferrari, squadra ufficiale della marca del Portello. Nel 1932, alla nascita del figlio Dino, smette di correre e si dedica unicamente alla gestione sportiva. Nel 1939 esce dall’Alfa e fonda la sua prima azienda, la Auto Avio Costruzioni così chiamata perché non gli è consentito di usare il suo cognome, legato alla Scuderia. La Ferrari come azienda autonoma, con sede a Maranello, nasce nel marzo 1947. Debutta in F.1 a Monaco nel 1950 (a Monte Carlo) e vince per la prima volta l’anno dopo in Gran Bretagna, sbaragliando l’Alfa Romeo 159 . Una storica vittoria che farà dire al fondatore: "Ho ucciso mia madre".

La famiglia, i lutti, le donne. Le corse sono la ragione di vita di Ferrari e le granturismo di produzione un modo per finanziarle: è per dare continuità all'anima industriale della sua attività che nel 1969 cede la maggioranza alla Fiat. L’esistenza di Enzo è piena di lutti, il più grave dei quali sarà la scomparsa a 24 anni, nel 1956, del figlio Dino, strappato alla vita da una grave malattia. Tra i tanti dolori che hanno costellato la sua esistenza, le tragiche scomparse di tanti piloti che furono per lui come fratelli o figli. Due per tutti: Ugo Sivocci, morto a Monza nel 1923, e Gilles Villeneuve, morto nel 1982 dopo il tragico incidente di Zolder. Durante gran parte del suo matrimonio con Laura Garello, Ferrari vive una relazione con Lina Lardi degli Adelardi dalla quale, nel 1945, nasce Piero. Ma sarà anche legato, negli ultimi trent’anni della sua vita, a Fiamma Breschi, già compagna del pilota Luigi Musso. Le lettere scritte con l’inchiostro viola, gli occhiali scuri calati sul volto anche nelle giornate di nebbia, i modi ruvidi e l’atteggiamento schivo: non si contano, i tic che hanno creato la leggenda di Enzo Ferrari. Il quale non mancava di prendere in giro i giornalisti del circus ai quali dedicò un pamphlet tagliente, Il Flobert. Sapeva stupire chi lo ascoltava con i suoi aforismi taglienti, Ferrari. Il secondo è il primo dei perdenti, amava dire. E detto da uno che aveva vinto tutto...

COMMENTI([NUM]) NESSUN COMMENTO

ultimo commento
ultimo intervento

Enzo Ferrari - La storia e i modelli di un mito - FOTO GALLERY

Siamo spiacenti ma questo utente non è più abilitato all'invio di commenti.
Per eventuali chiarimenti la preghiamo di contattarci all'indirizzo web@edidomus.it