Gruppo FCA È morto Sergio Marchionne

Fabio Sciarra Fabio Sciarra
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È morto Sergio Marchionne
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Dopo un repentino peggioramento delle sue condizioni di salute, Sergio Marchionne, fino a sabato 21 luglio presidente e amministratore delegato di Fiat Chrysler Automobiles e Ferrari, si è spento all’età di 66 anni nell'ospedale di Zurigo dove era ricoverato. Il dirigente di origini abruzzesi è spirato a seguito di complicazioni insorte a seguito di un intervento chirurgico risalente alla fine del mese di giugno. Marchionne lascia il gruppo FCA in una delle fasi più delicate della sua storia, ma lo fa dopo aver delineato una strada credibile per il suo futuro, con la presentazione dei piani per il prossimo quinquennio.

John Elkann: "Per sempre riconoscenti". "Con grande tristezza Exor ha appreso che Sergio Marchionne è mancato": così si apre la nota stampa diramata nella tarda mattinata dalla holding della famiglia Agnelli. "È accaduto, purtroppo, quello che temevamo. Sergio, l'uomo e l'amico, se n'è andato", ha aggiunto il presidente John Elkann. "Penso che il miglior modo per onorare la sua memoria sia far tesoro dell'esempio che ci ha lasciato, coltivare quei valori di umanità, responsabilità e apertura mentale di cui è sempre stato il più convinto promotore. Io e la mia famiglia", ha concluso Elkann "gli saremo per sempre riconoscenti per quello che ha fatto e siamo vicini a Manuela e ai figli Alessio e Tyler".

1-Marchionne-2004

Tra i grandi della storia. Il manager di Chieti, nel corso dei 14 anni al vertice della Fiat prima e della consociata transatlantica poi, si è guadagnato un posto nella storia, con iniziative spesso sorprendenti e lungimiranti, che lo hanno posto sullo stesso piano di figure come quella di Vittorio Valletta e dello stesso Gianni Agnelli. Come loro prima di lui, ha plasmato con le sue decisioni la forma e la sostanza di uno dei costruttori automobilistici più importanti al mondo. Cambiandone la rotta frequentemente e repentinamente, e spesso schivando così le botte più dure. Quelle che per un vaso di coccio com’è stata la Fiat dei momenti peggiori avrebbero rischiato di rivelarsi esiziali.

L’insediamento. Il primo, di questi cambi di rotta, fu una vera e propria inversione. Approdato al vertice della Casa torinese il 1° giugno del 2004 per prendere il posto di Umberto Agnelli, scomparso da pochi giorni, Sergio Marchionne non tardò molto a imporre il suo imprevedibile decisionismo. Con cui non ha mai esitato di fronte ad assunti apparentemente dogmatici. E così, pochi mesi dopo aver presentato il piano con cui intendeva risanare i conti disastrati del Lingotto (un’emorragia inarrestabile, sembrava: la Fiat perdeva due milioni di euro al giorno), piazzò la mossa che stava escogitando sottotraccia.

Il divorzio di San Valentino. Con un ribaltamento di fronte che colse di sorpresa mercati e analisti, il 14 febbraio del 2005 portò a compimento quello che è passato alla storia come il “divorzio di San Valentino”: la Fiat, dopo un breve e mai felice sodalizio con la General Motors, tornò padrona del suo destino, strappando alla controparte americana due miliardi di dollari per la risoluzione del “Master agreement”, accordo risalente a cinque anni prima, e la cancellazione della relativa put option, il diritto di vendere il business di Fiat Auto agli americani.

La massa critica: sei milioni di auto. Libero da un vincolo matrimoniale che non era nato dalla sua volontà, Marchionne ebbe il margine di manovra per andare alla ricerca di un partner che meglio si confacesse alle esigenze della sua Fiat: è stata questa un’autentica ossessione, letta volgendo lo sguardo al passato, della sua intera parabola al vertice del gruppo. Lo si intuì chiaramente per la prima volta quando, a dicembre del 2008, fissò quella celebre asticella dei sei milioni di auto l’anno, soglia di galleggiamento al di sotto della quale – secondo i suoi convincimenti dell’epoca – un costruttore automobilistico non avrebbe avuto chance di sopravvivenza nel nuovo contesto globale flagellato dalla grande crisi economica appena scoppiata.

Il take-over di Chrysler. In pochi potevano immaginarlo, ma quelle affermazioni erano i diretti prodromi per il secondo colpo di teatro dell’era Marchionne, quello per cui in effetti più a lungo verrà ricordato il suo operato. L’occasione per passare dalla teoria alla pratica arrivò, ancora una volta, dall’America: il 30 aprile del 2009, la Chrysler, una delle “big three” delle quattro ruote a stelle e strisce, portò i libri contabili in tribunale, entrando (come la General Motors stessa) in bancarotta controllata. Il timoniere di Fiat Automobiles intuì l’opportunità dove altri vedevano solo un malato moribondo e puntò la prua verso l’altra spiaggia dell’Atlantico.

6-piano-2012

Nasce FCA. Dopo aver convinto l’allora presidente degli Stati Uniti Barack Obama della bontà dei suoi piani per il risanamento della Chrysler, ne ottenne la prima tranche della proprietà (il 20%) e iniziò a lavorare in vista dell’obiettivo finale: la completa fusione tra le due aziende. Marchionne dedicò i successivi cinque anni della sua vita a questo sogno, che trasformò in realtà nell’agosto del 2014, quando la Fiat giunse al 100% della proprietà di Auburn Hills. L’ottobre successivo, la doppia quotazione a Wall Street e Piazza Affari, con un nome e un cognome nuovi: Fiat Chrysler Automobiles, also known as FCA. Lo specchio più fedele delle convinzioni e della personalità professionale di Sergio Marchionne.

Opel: il sogno sfumato. Il merger, la fusione, l’accordo con un partner, la necessità di tagliare i costi esorbitanti di un’industria capital intensive come quella dell’auto: più che un’ossessione, è stata l’autentica cifra dell’operato dell’ad. Il primo tentativo, quello con la Chrysler, gli era andato bene, perché aveva avuto l’appoggio di Obama. Il secondo, quello di impadronirsi anche della Opel, no. E ancora una volta era stata la politica a rivelarsi decisiva, con il clamoroso “nein” all’ultimo minuto del governo Merkel, spinto dalle resistenze dei sindacati nei confronti della prospettiva di finire in mani italiane (poi, di recente, la Casa tedesca è stata inglobata dalla francese Peugeot-Citroën).

Il lascito intellettuale: “Confessioni di un drogato di capitali”. Il Marchionne della massa critica, quello dei sei milioni di auto, tornerà spessissimo sul tema: “Confessions of a capital junkie”, una sua presentazione del 2015 scritta nel periodo del vano corteggiamento alla General Motors di Mary Barra (altra apparente pazzia non da tutti compresa), rimane una delle sue testimonianze dirigenziali più lungimiranti. E oggi più che mai, con le Case schiave di spese per capitale ai limiti della sostenibilità, quelle esternazioni estremiste sulla necessità del consolidamento e della condivisione dei costi appaiono l’insegnamento di un grande visionario.

Gli anni degli spin-off. Dopo il divorzio da GM nel 2005 e l’acquisizione di Chrysler nel periodo 2009-2014, il terzo capolavoro dell’era Marchionne al vertice di FCA è senza dubbio la doppietta di spin-off di Cnh e Ferrari. In particolare, lo scorporo dal gruppo del Cavallino (di cui è diventato presidente nel 2014, scalzando non senza attriti Luca Cordero di Montezemolo) ha generato un valore enorme: quando vennero quotate a Wall Street, nell’ottobre del 2015, le sue azioni (il 10% dell’intera proprietà) esordirono a 52 dollari. Oggi ne valgono 140.

Missione compiuta. È questa una delle due facce di una sfida, il definitivo risanamento dei conti di FCA, che ha assorbito la maggior parte delle energie di Sergio Marchionne negli ultimi anni. L’altro obiettivo, l’azzeramento dell’indebitamento industriale netto, ci porta ai giorni nostri. A quella cravatta che il dirigente filosofo – mai un appuntamento pubblico senza una citazione intelligente, non semplicemente erudita – ha indossato per celebrare il raggiunto obiettivo, alla presentazione dei piani relativi al prossimo quinquennio. “Non ero più abituato: avevo dimenticato come si facesse il nodo”, aveva scherzato. Era soltanto poche settimane fa. Il 1° giugno. La stessa data in cui, 14 anni prima, prese posto sulla poltrona più importante della Fiat per darle un futuro. A quella missione, forse in cuor suo lo sapeva, si sarebbe dedicato fino alla fine del suo tempo terreno.

GIBS GABS

@Riccardo Andreini. A riguardo di una vettura in versione ibrida, credo che il motore twinair fosse stato progettato per questo tipo di vettura ma probabilmente i fondinper continuare su questo progetto son venuti a mancare e Marchionne aveva esaurito le scorte visto che c'erano state troppo falle da tappare per non fare affodare la "barca".

COMMENTI

  • @Riccardo Andreini. A riguardo di una vettura in versione ibrida, credo che il motore twinair fosse stato progettato per questo tipo di vettura ma probabilmente i fondinper continuare su questo progetto son venuti a mancare e Marchionne aveva esaurito le scorte visto che c'erano state troppo falle da tappare per non fare affodare la "barca".
  • Tutto vero quello che ho letto, ma non è lo stesso personaggio che unendo Fiat Chrysler ha portato fuori dai confini la Fiat? Quotazione in borsa, tassazione e sede legale... E non è sempre lui che è uscito da Confindustria? E ancora lui che ha affondato i poli costruttivi in Sicilia? E non è sempre lui che ha rotto la concertazione sindacale per i rinnovi contrattuali? E delle auto ne vogliamo parlare? Lancia Thema con il cambio dello scudetto Chrysler? Croma che forse avrebbe potuto avere un futuro magari con un modello più consono? Meglio invece Freemont... Sempre stessa auto con scudetto diverso (dodge), personalmente la ritengo inguardabile! Lancia... stendiamo un velo pietoso? C'era la Ypsilon (3 porte) che ora sembra uno scarabeo drizzato sulle zampe! Vende solo in Italia. Meglio la Tipo... Poi la strategia di modello: Alfa Giulia, stupenda auto! Ma dov'è la versione SW? Forse una coupé... No, troppo di nicchia, come del resto la spider. Una versione GT? La 159 almeno una declinazione l'ha avuta. I marchi premium, dove si vorrebbe collocare l'Alfa, i loro modelli più venduti, li modificano anche nell'inutile versione all-road, un'invenzione solo di facciata! Per non parlare di spider, coupé e quant'altro. Ma soprattutto nell'immancabile SW! Quindi non lo facciamo poi questo gran "magnifico"... Bravo certamente, ma ha avuto anche la fortuna dalla sua parte!? Comunque RIP.
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  • Concordo, aggiungereibche non poteva "sapere" di auto ma aveva una tremenda capacita' nel scegliere e motivare i collaboratori, dote alquanto rara ma determinante
  • Visionario? Macché visionario. Semplicemente tremendamente realista. Quando un'azienda versa in pessime acque...l'unica cura possibile sta nel tagliate, tagliare e tagliare. Paradossalmente diminuire le vendite (soprattutto dei prodotti poco remunerativi) è processo fondamentale per risanare i conti. Purtroppo queste regole basilari gli AD da bar (e non solo) non le conoscono, e pensano che per sistemare un'azienda "basti" inventarsi novità (come se fosse facile...), rischiare, alzare l'asticella...insomma un calderone di frasi fatte. Ma un poco conosciuto proverbio recita: "Dietro ad un grande affare c'è sempre qualcuno che ha avuto troppo coraggio". Forse Marchionne non ci capiva molto di auto, ma di conti sicuramente: il suo lavoro lo ha svolto perfettamente. Ora la patata va all'inglese. Con i conti a posto che gli ha lasciato il canadese, vediamo cosa riesce a fare. Concordo anche stavolta con Vin: adesso viene il bello.
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  • Ho trovato molto ben fatto lo speciale che ieri sera gli ha dedicato Mentana su La7, commenti asettici e stringati lasciando la scena principale solo ai trascorsi di Marchionne. A mio giudizio invece deprecabile (come usuale) analogo tema trattato da Rete4, programma popolato dai soliti personaggi facenti capo ad altre testate dello stesso editore e condito con stupide polemiche strumentali nonchè dietrologie. Ne ho seguito solo un pezzettino, poi disgustato ho cambiato sull'altro reportage.
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  • talento, professionalità e passione, grazie alle quali ha scritto un capitolo indimenticabile del libro della storia dell'industria automobilistica italiana. libro che, prima che arrivasse in fiat, sembrava essere giunto alla parola fine: tutte le prossime auto del gruppo avranno anche la sua firma
  • 66 anni sono pochi per andarsene. Spiace molto quando succede. Detto ciò, personalmente ero curioso di vederlo sgravato dal ruolo di ceo di fca, occuparsi solo di ferrari. Credo che con ferrari abbia fatto il lavoro migliore in assoluto. Sarei stato proprio curioso di vedere dove sarebbe arrivato.
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  • mi dispiace molto,umanamente ma anche perche' ci sarebbe stato ancora molto utile.una persona di straordinarie capacita',partita oltretutto da niente.
  • Che riposi in pace, con la consapevolezza di aver fatto al meglio tutto ciò che "poteva" fare, considerando tra l'altro che a quei livelli molte scelte sono difficili e per certi versi spietate, insomma, non è come discuterne al bar.
  • Un uomo che ha salvato e risollevato le sorti della Fiat rilanciandola nell'orbita mondiale. Facendo una manovra che nessuno avrebbe mai sognato di fare, far entrare nel gruppo un marchio americano. Dispiaciuto, rattristato e soprattutto sorpreso, piango per una perdita importante di un uomo che vedeva lontano. Vivissime condoglianze alla famiglia
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  • anche lancia avrebbe meritato di essere salvata, io non ho mai creduto nel rischio di cannibalizzazione con maserati, perchè l'una occupa i vertici dei segmenti, l'altra i modelli piccoli e medi. Una nuova ypsilon fatta a immagine e somiglianza di mini, una nuova lybra su base chrysler 200 per far concorrenza alle berline non premium come passat e mazda6, una pangea sfruttando il telaio e ricalcando le dimensioni della compass e presentadosi come un'alternativa leggermente più grande e lussuosa della 500x ed oggi avremmo un marchio che venderebbe in abbondanza, pur se con soli 3 modelli. Sono più che sicuro, direi certo, che l'investimento per questi 3 modelli sarebbe stato ampiamente ripagato dal mercato europeo ed i suddetti modelli avrebbero avuto buone chance anche in russia e cina, rafforzando l'immagine forte dell'italia in campo automobilistico. Detto questo, mi spice per la morte di marchionne.
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  • E' il momento di ricordarlo con la preghiera e essere vicino a figli perché per loro,era semplicemente il loro babbo.Come disse Totò:la morte è una livella dove tutti siamo uguali:ricchi e poveri.Poi su come ha operato:non avremo nessuna controprova per affermare che un altro avrebbe potuto fare meglio.A parte le varie colpe della famiglia Agnelli che silurò Ghidella:l'unico che ci capiva di auto e che voleva incrementare i modelli,la colpa è di tutti i governi che non fanno nulla per attirare investitori in Italia causa costo lavoro,burocrazia per fare ampliamenti e balzelli vari.Anche la VW produce all'estero ma credo che in Germania produca più di FIAT e Jepp in stabilimenti italiani e con stipendi più elevati alle maestranze.
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  • un grandissimo personaggio. simpatico. senza presunzioni. direi alla buona(un personaggio alla buona che ha sempre visto le cose come una persona normale dovrebbe vederle; da qui le lotte sindacali a volte anche "strane"). non avrà rilanciato la fiat, ma ha creato qualcosa che ora può rilanciarsi. un grande.
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  • E' stata la persona che ha salvato due gruppi di case automobilistiche qui e dall'altra parte dell'oceano (Chrysler, Dodge e Jeep in America e Alfa Romeo, Fiat, Ferrari e Maserati in Italia). Per quanto riguarda la Lancia, bisogna dire che qui ha voce il mercato (e non solo, purtroppo quello italiano) globale. Poi basta vedere che fine ha fatto il marchio Rover, non più supportato da BMW e la Saab in Svezia (tra l'altro con la coincidenza del modello 9000, in comune con Fiat e Lancia con la Croma e la Thema). R.I.P.
  • Non ho apprezzato sempre le sue scelte, ma sul fatto che fosse un “grandissimo” non ci sono dubbi. E mi era anche immensamente “simpatico”. R.I.P.
  • Qunte volte, anche su queste pagine, si sono letti commenti tipo "ha distrutto l'azienda". Commenti non solo qualunquisti, ma idioti, manifesti dell'imperante cultura social, che purtroppo da la stessa voce ad un premio nobel e ad un analfabeta funzionale. Mi spiace per la durezza del commento, ma e' quello che penso. Se si fanno ancora auto in Italia e' grazie a lui, con tutti i limiti, le contraddizioni e gli insuccessi che caratterizzano chi fa, non chi commenta
  • è stato un grande ed il migliore.. RIP
  • SM avrá dimostrato anche lui come gli Italiani possano trionfare furoi ed essere invidiati e detestati in casa loro. Questa è l'Italia mediocratica. L'ignoranza avanza. Giovani fuggite!
  • R.I.P .. Sergio
  • è stato un Grande italiano.rip
  • e' stato un Grande italiano.rip
  • Un grande manager......riposa in pace.....saranno contenti adesso quelli della fiom.....😥
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  • R.I.P.. Definitivamente aveva una personalita carismatica.
  • Evidentemente la situazione clinica era ben più grave di quel che è emerso dalle cronache, non sono un medico ma presumo che l'operazione alla spalla non c'entrasse nulla con la sua patologia. ...... in questo momento triste tutte le altre considerazioni passano in secondo piano, solo e soltanto sentite condoglianze alla famiglia......
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