E se l’operaio del futuro fosse un robot? Al Ces 2026, il più importante evento di elettronica in corso a Las Vegas, Hyundai risponde a questa domanda con una parola: Atlas. Se tutto andrà come previsto, l’utopia (o la distopia, vedete voi) si compirà nel 2028: sarà questo l’anno in cui il robot umanoide della Casa coreana troverà un cantuccio nelle fabbriche accanto agli umani (si limiterà a compiti ripetitivi come mettere in ordine i componenti prima dell’installazione) per poi entrare a pieno regime entro il 2030.
Com'è (e cosa può fare) Atlas
Colmo di sensori, con una testa cilindrica, sensibilissime mani prensili, due gambe e capacità di operare tra i -20 e i 40 gradi, Atlas si avvale dell’intelligenza artificiale per “imparare” ed eseguire lavori come faremmo noi (o anche meglio, dipende) ed è solo uno degli ultimi frutti del forte impegno dei sudcoreani nel settore. Dal 2019 il Robotics Lab di Hyundai sforna nuove idee che vanno dalla robotica indossabile a quella di servizio (proprio al Ces 2026 ha vinto il premio Best in Ces per MobED, una piattaforma mobile su quattro ruote) passando per i robotaxi: dal 2021 si avvale anche di Boston Dynamics, una delle leader del settore acquisita per 917 milioni di dollari, fa leva su un accordo con Kia e Samsung per creare batterie ad hoc e ha alle spalle un impegno economico enorme. Per sviluppare robotica, AI e tecnologie collegate, Hyundai prevede di investire 86 miliardi di dollari in Corea del Sud e 26 miliardi negli Usa, magari tentando di battere sul tempo progetti simili di Byd, Tesla, Amazon, Toyota (che ha perfino creato una "città del futuro").
Messaggio politico
Tra le pieghe della tecnologia è facile leggere anche un messaggio politico forte: tra le fabbriche coinvolte nella prima sperimentazione di Atlas c’è anche quella in Georgia, negli Stati Uniti, dove in settembre la temibile Ice (Immigration and Custom Enforcement), l’agenzia federale Usa che controlla la sicurezza delle frontiere e l’immigrazione, aveva arrestato 475 persone, tra cui 316 sudcoreani che erano stati rimpatriati a Seul. “Faremo molte altre operazioni nelle fabbriche”, aveva detto allora il direttore dell’Ice, Tom Homan, ma forse rimarrà a bocca asciutta: si può arrestare un robot?
Nuove opportunità
Intanto Hyundai tiene a bada Trump e l’opinione pubblica con due annunci. Il primo, dello scorso anno, è che investiranno più di 20 miliardi di dollari nel piano di The Donald a sostegno della manifattura Usa, il secondo, annunciato al Ces dal vicepresidente del marchio, Jaehoon Chan, è che se da una parte ci saranno perdite di posti di lavoro tra gli operai, dall’altra si apriranno altre posizioni. D’altronde qualcuno dovrà pur progettare, produrre, programmare e “allenare” questi robot. Eh sì, saremo noi umani. Per ora almeno.
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