Rischi di confonderla con le altre Mini non ce ne sono: questa è la "Cooper S", come si evince dal logo sul portellone posteriore e sulle fiancate, dall'ampia presa d'aria sul cofano, dal doppio terminale di scarico e dal comportamento su strada.

È degna erede delle sportivette che, negli anni Sessanta, hanno visto passare sotto le ruote più pista che strada: a mantenere le promesse insite nel design aggressivo ci pensano l'assetto corsaiolo (la nostra versione aveva addirittura pneumatici da 17", opzionali), il peso relativamente ridotto (poco più di 1300 chili in condizione di prova) e il motore di 1.6 litri, sovralimentato con compressore volumetrico per arrivare a 120 kW-163 CV a 6000 giri al minuto.

Su strada, la "Cooper S" è pronta e reattiva come fosse preparata per le corse: è capace di dare molto, ma per essere spinta al limite chiede anche molto; il grip resta sempre elevato e nelle manovre più brusche il Dsc (controllo elettronico della stabilità, di serie) compensa ogni indecisione del retrotreno, prevedibile in un modello così agile. Il cambio, a sei rapporti, è molto preciso e gradevole da usare.

Due nei, tipici delle auto compatte: il bagagliaio, decisamente piccolo, e l'accessibilità posteriore, complicata dallo scomodo sistema di ribaltamento dei sedili anteriori.