Non datele retta o, perlomeno, non credetele fino in fondo. La Mini è cambiata, anche se lei farà di tutto per convincervi del contrario, per persuadervi che tutto è come prima. In effetti lo stile è sempre lo stesso, la personalità non è stata modificata di una virgola, ma quasi nulla è rimasto invariato. Ci vuole comunque un occhio piuttosto lungo per accorgersi dei cambiamenti, persino di quelli più macroscopici, come i sei centimetri in più di lunghezza e la nuova forma dei fanali anteriori, più inclinati verso i lati. Una volta tanto, è bene sottolinearlo, si tratta di modifiche "pratiche" e non di un tentativo di rivitalizzare le sorti commerciali di un modello poco apprezzato dal pubblico: bisognava infatti adeguare la Mini alle future norme per la sicurezza del pedone (che saranno obbligatorie dal 2009) e, soprattutto, trovare lo spazio sotto il cofano per i nuovi motori di origine BMW-Psa. Quelli, sì, rappresentano il vero punto di svolta.

Il bel tachimetrone, enorme, è sempre lì al suo posto, al centro della plancia, quasi a garanzia che nulla è stato stravolto, e a bordo si continua a respirare un'aria speciale, dove lo stile e la qualità della realizzazione danno vita a un insieme davvero unico. È migliorata la posizione di guida, grazie al volante che ora si regola anche in profondità, e il lungo display che è stato inserito nello strumento centrale è una bella novità, perché per occuparsi dell?autoradio non bisogna più abbassare gli occhi nella zona inferiore della console, per la quale, invece, qualcosa di meglio si sarebbe potuto fare. Lodevole l'iniziativa di ridurne la larghezza per ricavare più spazio per le gambe, ma il risultato è che i comandi sono un po' ammassati e poco riconoscibili: gli interruttori più in basso (tra i quali quelli per gli alzacristalli) bisogna cercarli con un certa attenzione e i tasti della climatizzazione non sono facili da distinguere tra loro. Soprattutto di giorno, quando i simboli sono praticamente invisibili.

Se per qualcuno ancora può essere una novità, la Mini è un'auto davvero divertente da guidare, tanto più adesso che monta propulsori del tutto inediti, nati dalla collaborazione con Peugeot-Citroën. I numeri fondamentali, in sé, dicono poco o niente rispetto al passato, perché la cilindrata è analoga e la potenza neppure troppo superiore. Ma bastano pochi chilometri per scoprire che si tratta di due universi separati. Scendiamo nei dettagli. L?aspirato della "Cooper" si muove bene già in basso, ma ha bisogno di girare alto per mostrare il meglio. In pratica, significa che, fino ai regimi intermedi, prevalgono l'omogeneità e la regolarità di funzionamento e che diventa un po' aggressivo soltanto oltre la soglia dei 4000/4500 giri. Insomma, un motore tagliato a misura di chi cerca una vettura agile e gradevole, senza però la "grinta" di una vera sportiva, almeno per quanto riguarda le prestazioni.

L'adozione del turbo e dell'iniezione diretta rendono invece la "Cooper S" semplicemente entusiasmante: il propulsore sale senza esitazioni fino al limite dei giri, ma riesce a essere già bello pieno ai bassi regimi, dai quali si "disimpegna" alla grande anche grazie alle marce corte e ben ravvicinate. La taratura della turbina è esemplare: comincia a farsi sentire già sotto i 2000 giri e poi cresce senza brusche impennate. D'accordo che il turbo da "calcio nella schiena" è ormai roba da modernariato, ma un'erogazione così omogenea fa comunque notizia su un motore da quasi 110 CV/litro. E la ruvidità del vecchio "1600" col compressore volumetrico è soltanto un ricordo. Il bello è che tutte queste buone qualità si accompagnano a consumi bassi, a dir poco: la "Cooper" è più sobria, in termini assoluti, ma i 50 e passa cavalli in più della "S", dal benzinaio, passano quasi inosservati.

Soltanto affinamenti, invece, per il telaio, che continua a esibire un indovinatissimo mix di piacere di guida, efficacia e sicurezza. Ne fa un po' le spese il confort, ma l'assetto piatto e il passo corto rendono la Mini estremamente maneggevole e il nuovo servocomando, elettrico anziché elettridraulico, non ha modificato le qualità dello sterzo, che resta preciso e prontissimo, anzi fulmineo se si montano i cerchi da 17" (a richiesta). Sulla Mini, la distribuzione delle masse non è perfetta, sbilanciata com'è sull'anteriore, ma, curva dopo curva, si fa sempre più fatica a ricordarsene. Proprio come accadeva quaranta e passa anni fa con la sua progenitrice.