La Veloster colpisce per le forme e fa discutere per l?originalità. Il clou è rappresentato dalla soluzione asimmetrica delle porte, due a destra e una a sinistra. Lunga poco più di una Golf (4,22 m) e alta come una Scirocco (1,40 m), la coreana ha un passo di 265 cm. Si può avere in una sola motorizzazione (in attesa dell'annunciata Turbo), ovvero con il 1.6 GDI a iniezione diretta di benzina e fasatura variabile, da 140 CV. Due, invece, gli allestimenti: Comfort e Sport (come l'esemplare provato), che ha i cerchi da 18 pollici con inserti in tinta carrozzeria.

Posto guida. Ci si accomoda piuttosto in basso, in posizione semiallungata. Se si esclude l?apprezzato supporto lombare elettrico, le altre regolazioni sono manuali, con lo schienale che si manovra a scatti. Ciò vuol dire che qualcuno troverà prima di altri la posizione ottimale. Il sedile ha un sostegno efficace soprattutto sui fianchi, senza essere opprimente altrove. La strumentazione si compone di due indicatori ellittici ed è integrata dal monitor centrale touch screen da sette pollici. Ben disposti, nel complesso, i comandi, anche se la plancetta dei retrovisori sul pannello porta non è illuminata. Il volante non è particolarmente affollato di tasti, ed è un bene; il resto si trova sulla console, in posizione "alta" e concentrata (incluso l?hazard). Migliore la riconoscibilità dei tasti in nero opaco rispetto a quelli su fondo lucido della climatizzazione.

Gli interni. L?impostazione di base ricalca un po? quella dell?i40, per la struttura e le forme, incluse quelle della plancia. Ovvio, a cambiare ? siamo nel segmento C ? sono i materiali, più economici, e le soluzioni un po? meno ricercate, ma il tutto è pur sempre apprezzabile per cura e aspetto. Forse, vista l?indole moderna e sbarazzina della Veloster, qualcuno avrebbe gradito di serie la chiave elettronica e il pulsante Start, inclusi invece nell?unico e costoso Premium pack. Comunque, la dotazione è completa e la qualità della vita a bordo buona. Quattro i posti, per nulla risicati: c?è più agio in larghezza che in altezza, chiaro, ma ciò vale soprattutto per il divano; davanti, insomma, anche chi è alto può sistemarsi bene. Diversa la storia per chi sale dietro: si sfrutta la terza porta, ma la luce d?ingresso è ridotta, poi bisogna fare attenzione al tetto spiovente. Si sta abbastanza comodi con le gambe (il passo è lungo), semmai ci si rende conto che è il lunotto a far da tetto. I più alti sfiorano il vetro, sensazione non bella, a maggior ragione d?estate, quando si è esposti al sole, protetti solo da una pellicola e sprovvisti di bocchette di ventilazione. Adeguato il bagagliaio, che ha una forma abbastanza regolare e una capacità di 302 litri, buoni per le esigenze di quattro persone abituate a viaggiare leggere.

Prestazioni. Quello che promette, mantiene. Cominciamo dallo 0-100: dato dichiarato e rilevato coincidono, 9,7 secondi. La Veloster, poi, è in grado di arrivare ai 400 metri con partenza da fermo in meno di 17 secondi e di passare il chilometro in 31. Non sarà un record, ma si tratta pur sempre di buoni risultati per un 1.6 benzina. Diverso è il discorso su come ci si arriva: il motore aspirato, tecnologicamente moderno, ha uno spirito un po? "vecchia maniera" per come esprime la potenza, cosa che per molti sarà un pregio. La coppia massima, infatti, è piuttosto in alto (167 Nm a 4.850 giri/min), quindi per spuntare il massimo di prestazioni bisogna tirare il collo alla meccanica. Inoltre, il limitatore entra sui 7.000 giri, al culmine di una buona progressione. Di conseguenza, la ripresa è molto regolare, ma un po? lenta in sesta.

Consumo. È uno dei punti forti della Veloster, non solo per la percorrenza media di 12,6 km/l, peraltro molto positiva per un 1.6 da 140 CV. La coreana consuma sempre piuttosto poco (fa oltre i 15 in statale) e anche in città, pur senza Start&Stop, riesce a staccare un lusinghiero 11,6 km/l; merito della regolarità del motore e della massa contenuta. Insomma, si può macinare strada senza spendere follie. Un piccolo limite arriva dal serbatoio da 50 litri, che in autostrada assicura un?autonomia un po? inferiore ai 600 km.

Su strada. Non si tratta di una vera sportiva, ma è godibile, versatile e abbastanza veloce; adatta, quindi, a un pubblico ampio. Ci si mette al volante, nel traffico, e si apprezza la grande regolarità del motore, che ben neutralizza la marcia a singhiozzo cui ci costringono le nostre città. Certo, poi, quando serve spunto, non resta che scalare una o due marce, perché la prontezza e la reattività, specie sotto i 4.000 giri, non sono le doti migliori del 1.6. Oltre tale soglia, invece, si riesce a ottenere una buona vivacità, che rende la marcia brillante. Proprio in città, però, emergono alcuni limiti di visibilità, a causa dello specchio esterno sinistro, nelle svolte, e dell?ampio montante posteriore. L?assetto è frutto di un compromesso: le sospensioni non sono troppo rigide e assecondano una guida briosa e mai impegnativa. Il feeling al volante è quello di un?auto abbastanza agile, con sterzo pronto quanto basta, ma sempre un po? leggero e poco comunicativo. In ogni caso la Veloster è facile e sicura, con buon appoggio (merito della gommatura 215/40 R18), per nulla nervosa anche in fase di rilascio. L?inserimento in curva avviene in modo piuttosto preciso, superata una prima fase di sottosterzo, inoltre il rollio non è mai fastidioso. Insomma, ci si può togliere più di una soddisfazione. Quanto ai freni, non rappresentano il suo punto di forza: non c?è fading, ma gli spazi di arresto sono mediamente lunghi, anche sui fondi differenziati. Gradevole e riuscito, invece, il cambio manuale a sei marce, ben manovrabile e con innesti precisi. In alternativa, è disponibile un robotizzato Dct a doppia frizione.

Confort. L?assetto non estremo ha ricadute positive pure qui. Le sospensioni assorbono mediamente bene le asperità della strada, ma non quelle brevi, come i gradini: e soltanto sui fondi più irregolari s?avverte una certa rumorosità di "ritorno". Nell?abitacolo filtra una quantità contenuta di decibel, almeno ai posti anteriori e fino alle velocità autostradali consentite. Insomma, si viaggia bene: al più, affiora qualche fruscio aerodinamico. Un?attenzione per il confort che si nota anche al minimo: ci sono così poche vibrazioni, che il motore pare spento.