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Emissioni
Acea: calano le auto diesel, aumenta la CO2

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Acea: calano le auto diesel, aumenta la CO2
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L'Agenzia Europea per l'Ambiente ha pubblicato ieri alcuni dati che confermano le previsioni su un nuovo aumento delle emissioni di anidride carbonica prodotta dalle vetture di nuova immatricolazione nel 2018. In particolare le emissioni di CO2, con una crescita dell'1,6% rispetto al 2017, sono risultate in aumento per il secondo anno consecutivo.

Pesa il crollo dei diesel. Nel commentare i dati dell'agenzia di Bruxelles, l'Acea, l'associazione europea dei costruttori automobilistici, sottolinea come il 2018 sia stato anche il secondo anno di fila in cui le le auto a benzina sono state le più vendute nel Vecchio Continente con una quota di mercato ormai stabilmente sopra la soglia del 50% (56,01%). L'anno scorso sono stati immatricolati 8,5 milioni di veicoli a benzina contro i 7,6 milioni del 2017, mentre le motorizzazioni a gasolio hanno perso 1,2 milioni di unità scendendo a 5,4 milioni. Il diverso mix delle alimentazioni ha quindi prodotto un aumento delle emissioni di anidride carbonica visto che, come fa presente l'Acea, i motori a benzina emettono più anidride carbonica rispetto ai diesel equivalenti. E l'aumento non è stato sufficientemente compensato dalla crescita delle elettriche o delle ibride, commercializzate in poco meno di 302 mila esemplari. "Per quanto si stia restringendo, il divario tra le emissioni medie di CO2 delle auto a benzina e diesel è ancora significativo, soprattutto perché lo scorso anno è stato venduto quasi un milione di nuove auto a benzina in più rispetto al 2017", afferma il segretario generale dell'associazione Erik Jonnaert.

I timori per le multe. L'Acea evidenzia quindi quanto i produttori automobilistici siano preoccupati dalla prospettiva di non raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di anidride carbonica per il 2021 e di incorrere, di conseguenza, nelle previste sanzioni: 95 euro per ogni chilogrammo di CO2 superiore al target al 2021, moltiplicato per il numero delle auto vendute nel 2020 e nel 2021, al netto del 5% di veicoli a maggiori emissioni. Recentemente la società di ricerche e analisi Jato Dynamics ha elaborato una serie di stime sulle possibili multe in capo ai diversi produttori nel caso di mancato rispetto dei limiti: il settore nel suo complesso rischia sanzioni per 34 miliardi di euro con forti differenze tra i singoli gruppi. Nell'attuale scenario, il gruppo Volkswagen rischia di pagare 9,19 miliardi se non scende dai 121,2 g/km del 2018 ai 94,6 dei limiti specifici imposti. PSA, che deve passare da 114,2 a 91,1, potrebbe pagare 5,39 miliardi. La Renault rischia multe per 3,57 miliardi, la Bmw per 2,66 miliardi, il gruppo Hyundai-Kia per 2,88 miliardi, la Ford per 2,56, FCA per 3,24 miliardi, la Daimler per 3,01 miliardi, la Nissan per 1,14 miliardi, la Volvo per 0,77 milioni e la Toyota, grazie alla sua ampia offerta di ibride, per soli 0,55 milioni. Inoltre, sottolinea l'Acea, il mancato rispetto dei limiti rischia di porre il settore in una posizione di svantaggio rispetto ai nuovi target al 2025 e al 2030

Non basta la scossa elettrica. Ovviamente non è nell'interesse dei produttori non rispettare i limiti, e così si spiega la decisione di molte Case, a partire da quelle tedesche, di accelerare lo sviluppo di auto a emissioni zero. Il gruppo Volkswagen ha, per esempio, aumentato da 50 a 70 il numero delle elettriche da lanciare sul mercato e da 15 a 22 milioni gli esemplari da produrre nei prossimi anni. Di oggi è invece la conferma da parte della Bmw dell'intenzione di anticipare dal 2025 al 2023 l'obiettivo di introdurre sul mercato 25 modelli ibridi elettrici. Tuttavia, l'impegno del settore non sembra sufficiente visto che l'Acea continua da tempo a esortare i Paesi membri della Ue ad aumentare gli investimenti sulle reti, nelle stazioni per la ricarica dei veicoli a batteria e a varare programmi per incentivarne l'acquisto tra i consumatori. Non solo, l'Acea ribadisce anche l'invito a non demonizzare la tecnologia del diesel, soprattutto quella di ultima generazione. "Nel quadro della forte spinta per i veicoli a propulsione alternativa, non dovremmo cancellare l'ultima generazione di auto diesel, che non solo emettono meno CO2 delle loro controparti a benzina, ma hanno anche basse emissioni di particelle inquinanti", sottolinea Jonnaert. 

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