La Tesla sembrava correre spedita verso la realizzazione della sua prima fabbrica europea. Ieri, però, è arrivato uno stop non del tutto imprevisto: l'Alta Corte Amministrativa di Berlino-Brandeburgo, infatti, ha emesso un'ordinanza per bloccare le attività di bonifica condotte dalla Casa californiana nell'area boschiva ai margini del parco industriale Freienbrink di Gruenheide, a sud-est della capitale tedesca.
Le proteste degli ambientalisti. I giudici amministrativi hanno accolto un ricorso d'urgenza presentato venerdì scorso da un'associazione locale di ambientalisti, la Gruene Liga Brandenburg (Lega Verde del Brandeburgo) per fermare il taglio degli alberi avviato dall'azienda statunitense subito dopo aver ottenuto il via libera dell'ufficio per l'ambiente del Land del Brandeburgo. Il disboscamento interessa l'area acquistata recentemente, ovvero 92 ettari di area boschiva sui 300 già interessati dalle attività di disinnesco di diversi ordigni della seconda guerra mondiale. Da tempo, comunque, il progetto della fabbrica della Tesla è oggetto di polemiche: gli abitanti della zona e diversi ambientalisti hanno organizzato manifestazioni di protesta, convinti che la deforestazione produrrà danni alla fauna selvatica e le attività produttive contamineranno le falde acquifere.
Il progetto. La Tesla ha iniziato a bonificare l'area già prima di aver completato l'acquisto dei terreni e nonostante non abbia ancora ottenuto l'autorizzazione definitiva al progetto. Ciò significa che l'azienda americana sta operando, come si suol dire, a suo rischio e pericolo, nel mezzo di un'opposizione locale che ha colto di sorpresa anche la politica: le proteste, infatti, potrebbero impattare negativamente sulla capacità di attrarre capitali in un'area ancora lontana dagli standard economici dell'ex Germania ovest. Il progetto della Tesla, grazie a investimenti per quattro miliardi di euro, è stato accolto sin da subito con entusiasmo dalle autorità tedesche, soprattutto per gli effetti occupazionali: con una capacità produttiva iniziale di 150.000 veicoli, da incrementare fino ad almeno 500.000 (nella documentazione si parla anche di 750.000 unità l’anno), la fabbrica creerà opportunità di lavoro dirette per 12.000 persone, senza contare il centro di design ed engineering. La sentenza del tribunale impone, comunque, solo uno stop temporaneo, ma non sono esclusi ulteriori ricorsi: eventuali soggetti interessati potranno presentare rimostranze o pareri negativi fino al 5 marzo.
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