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Coronavirus
Emissioni CO2, i costruttori chiedono una moratoria sulla nuova normativa

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Emissioni CO2, i costruttori chiedono una moratoria sulla nuova normativa
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Il settore automotive prende carta e penna e scrive un'accorata lettera a Bruxelles sull’emergenza coronavirus. La missiva, firmata dal presidente dell'associazione dei costruttori Acea, Mike Manley, dai vertici dei fornitori di componentistica Clepa, dei produttori di pneumatici Etrma e degli autoriparatori Cecra e indirizzata al presidente della Commissione Ursula von der Leyen, chiede, soprattutto, una revisione delle normative sulle emissioni e nello specifico "alcune modifiche ai tempi" di applicazione delle regole entrate in vigore l'1 gennaio scorso. Di fatto, le quattro associazioni chiedono quanto proposto da Quattroruote: congelare, almeno per il 2020, le multe legate al mancato rispetto dei limiti. 

Crisi senza precedenti. L'emergenza sanitaria prodotta dalla pandemia sta creando un "impatto senza precedenti" su uno dei settori di punta dell'intero Vecchio continente, con i suoi 13,8 milioni di lavoratori diretti e indiretti (il 6,1% dell'occupazione), i 57,4 miliardi di euro investiti in Ricerca e Sviluppo e un surplus commerciale di 84,4 miliardi di euro. Secondo il settore la produzione, la vendita di automobili e di componentistica "si è interrotta improvvisamente" non solo in Europa, ma anche in altre regioni del mondo. "La maggior parte dei nostri dipendenti è tecnicamente disoccupata o lavora da casa dove sia possibile", si legge nella lettera. "Nessuno sa quanto durerà. Non abbiamo mai provato niente del genere". Le quattro associazioni, inoltre, sottolineano come le implicazioni della crisi siano gravi soprattutto per la natura intrinseca di un settore ad alta intensità di capitale.

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Serve liquidità. Proprio per la natura delle loro attività, gli operatori del settore devono affidarsi con frequenza ai vari canali di mercato per ottenere finanziamenti. Tuttavia, la crisi sanitaria sta determinando, per molti, "significativi problemi di liquidità nel breve e medio termine": diverse aziende, dunque, potrebbero "affrontare una carenza di risorse nel giro di poche settimane". Vanno nella giusta direzione le ultime misure della Commissione, a partire dall'attivazione della "clausola di fuga" dal Patto di Stabilità per arrivare ai 37 miliardi di euro di fondi contro la crisi, oppure quelle della Bce e della Banca europea per gli investimenti per mantenere la liquidità nel sistema finanziario e nell'economia. Tuttavia, serve "fare di più per mettere a disposizione capitali a società grandi e piccole".

Più tempo per adeguarsi. In questo quadro di gravi difficoltà finanziarie si inserisce la proposta di mettere mano alla nuova normative sulle emissioni. Se da una parte la crisi spinge gli operatori del settore a rivolgere tutte le attenzioni sul reperimento di nuove risorse finanziarie, dall'altra le attività caratteristiche del settore stanno risentendo delle conseguenze dell'emergenza sanitaria. "Nessuna attività produttiva, di sviluppo, di sperimentazione o di omologazione è al momento in corso", spiegano le associazioni. "Tutto ciò sconvolge i piani che avevamo definito per prepararci a rispettare le leggi e i regolamenti attuali e futuri dell'Unione europea entro i termini stabiliti. Riteniamo, quindi, che occorra apportare qualche aggiustamento alle tempistiche di queste leggi". Insomma, serve più tempo. Le associazioni garantiscono, comunque, come la richiesta non sia legata a meri fini opportunistici: "Non è nostra intenzione mettere in discussione le leggi in quanto tali, né gli obiettivi di sicurezza stradale, lotta al cambiamento climatico e protezione dell'ambiente". Al contrario, in un'ottica futura, è necessario che il settore e i politici "inizino, congiuntamente e tempestivamente, a pianificare il post emergenza".   

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