Ora che misura 4,3 metri, sarebbe facile dire che è troppo grande per essere una vera Mini. Ma lo è eccome, semplicemente declinata come crossover. La Countryman seconda serie è simile, nell'aspetto, alla precedente, ma è cresciuta nelle dimensioni (20 cm in lunghezza, tre in larghezza e 7,5 nel passo) ed è basata sulla nuova piattaforma Ukl2, la stessa della Clubman e delle BMW X1 e Serie 2 Active Tourer.
Motorizzazioni. I propulsori, tutti sovralimentati, sono i tre cilindri di 1.5 litri da 136 CV a iniezione diretta di benzina e i quattro cilindri di 2.0 litri da 192 CV, mentre il duemila diesel è disponibile in due varianti di potenza, da 150 e 190 cavalli. E c’è un’altra grande novità, del tutto inedita per il marchio inglese: a giugno debutterà una versione ibrida plug-in, dotata del benzina tre cilindri e di un motore elettrico da 65 kW (88 CV) montato al retrotreno, in grado di agire direttamente sulle ruote posteriori, così da realizzare una trazione integrale “by wire”, priva di albero di trasmissione e di ripartitore meccanico. Il pacco batterie agli ioni di litio da 7,6 kWh, piazzato sotto il sedile posteriore, offre un’autonomia dichiarata di 40 km e si ricarica tramite una presa di corrente domestica in circa tre ore e un quarto.
Cooper S da 192 CV. Per il primo test su strada, in attesa delle prova completa che troverete su Quattroruote di febbraio (della Cooper SD da 190 CV), ho guidato nella campagna inglese dell'Oxfordshire la versione più sportiva a benzina (in attesa della John Cooper Works da 231 CV, che arriverà a marzo), ovvero la Cooper S da 192 CV, con la trazione integrale All4 e il cambio automatico. Facili ironie a parte, su una Mini che ormai di “mini" ha solo il nome, la Countryman ora si è trasformata davvero, come dicevamo, in una crossover fatta e finita, compiendo il passo finora lasciato a metà. Ora è spaziosa, comoda, adatta ai lunghi viaggi. Con un'evidente vocazione familiare, che mancava alla prima Countryman. Ha più spazio a bordo, in effetti, e anche un bagagliaio più capiente. Tra gli optional ha persino il portellone elettrico.
Come va. Alla guida, in ogni caso, fin dai primi metri ci si accorge che la Mini Countryman, persino in versione Cooper S, ha accettato parecchi compromessi in fatto di piacere di guida. Nonostante dati dichiarati di tutto rispetto (0-100 in 7,2 s e velocità massima di 222 km/h), questa crossover ha perso un pochino in termini di capacità di emozionare. Senza tirare in ballo il kart-feeling delle Mini più piccole e pepate, si ha proprio l'impressione che i suoi punti di forza siano altri: l'equilibrio e la gradevolezza a tutte le andature, oltre al confort. Lo si capisce passando sulle strade non del tutto regolari di campagna, dove le sospensioni svolgono un buon lavoro. Merito anche della solidità della Countryman. Persino con cerchi da 18" e pneumatici ribassati, passa con grande disinvoltura sulle irregolarità. Anche l'abitacolo si dimostra ben insonorizzato. Mettendo in Sport, viene amplificato e reso più coinvolgente il sound del quattro cilindri, mentre aumenta il carico dello sterzo e diventa più reattiva la risposta dell'acceleratore e del cambio. In ogni caso, la Cooper S non diventa mai rabbiosa, e per una crossover è giusto così. Naturalmente non si tratta di una Suv adatta al fuoristrada, ma con la trazione All4 e l'altezza da terra di 16,5 cm (a pieno carico offre un angolo di attacco di 14,9° e di uscita di 18,5°) si può affrontare qualche percorso difficile senza problemi. Sul fango, anche con i "binari" formati dal passaggio di trattori e quant'altro, ci si muove con una buona trazione. Infine, con il motore 2.0 a benzina da 190 CV, i consumi sul trip computer nel nostro giro abbastanza spinto, ma senza tratti a velocità esagerate e poca autostrada, sono risultati discreti: la media è stata di 10-11 chilometri con un litro.
Da Oxford, Andrea Sansovini
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