Ora sembra una coupé compatta, con un muso molto aggressivo e una scalfatura a onda sulla fiancata, che va dal pronunciato passaruota anteriore a quello posteriore. La nuova "Leon" riprende il design originale del nuovo corso Seat, già visto sulle monovolume "Altea" e "Toledo", e cancella l'immagine di "normale" berlina a cinque porte della vecchia versione.

A contribuire nell'inganno berlina-coupé ci sono innanzitutto le maniglie, un'autentica "firma" per le auto di Walter de' Silva. Come aveva fatto ai tempi dell'Alfa per la bella "156", anche sulla "Leon" il designer milanese ha camuffato l'apertura delle porte dietro, ma questa volta ancora di più: il finestrino del montante posteriore è di policarbonato sagomato in modo da far passare le dita e aprire lo sportello grazie a e maniglie "invisibili".

All'interno, la "Leon" offre un ambiente sportivo ed elegante, dove ogni particolare sottolinea la differenza dalla gemella "borghese", la "Golf", per sedurre i guidatori più "corsaioli". Si vede subito, a partire dai sedili rossi anatomici, che offrono un solido ancoraggio al pilota nelle curve più impegnative e hanno ampie regolazioni, come pure il volante, che consentono a chiunque di trovare la posizione corretta. La strumentazione, poi, è dominata dal rosso dei display e delle lancette, mentre la console, prominente, è di color alluminio satinato.

Abbiamo portato in pista la versione "2.0 FSI", a iniezione diretta di benzina, da 150 CV. La "Leon" non è troppo pesante (1420 kg nella prova) e la sua potenza le consente di cavarsela piuttosto bene. Lo scatto "zero-cento" ferma il cronometro a 9,1 secondi, mentre la ripresa "70-120" in sesta richiede 15,7 secondi, un tempo più che buono (scalando in quinta, basterebbero 12,6 secondi). Quel che piace di più, però, è il feeling di guida. Con cerchi da 17 pollici (optional) e un assetto rigido quanto basta (non scomodo), la "Leon" si fa apprezzare per l'agilità e la precisione di guida, grazie anche allo sterzo pronto e progressivo.

La "Leon", da brava "cinque porte", può essere anche un'auto da famiglia, a modo suo. L'originalità del suo design va un po' a discapito dell'accessibilità, non tanto per le maniglie dietro (che comunque richiedono qualche spiegazione ogni volta che sale un passeggero nuovo), quanto per l'inclinazione dei montanti anteriori, che complicano l'ingresso a bordo per le persone meno agili e giovani.

D'altra parte, questa vettura gioca a fare la "coupé", quindi non ci si può lamentare. Stesso discorso per il bagagliaio di 344 litri, un po' modesto per una "due volumi" di 4,32 metri, ma comunque non inferiore a quello della vecchia "Leon". Volendo si possono abbattere gli schienali posteriori, ma il sedile rimane al suo posto formando uno scomodo gradino.