Il trucco è guardarla di profilo, perché è lì che si nasconde il suo segreto, è lì che si capisce che quello che si dice della "Qashqai" è proprio vero. Già, perché sulla carta non è facile credere alle promesse, convincersi che una macchina possa davvero mettere d'accordo elementi così diversi: la ragionevolezza (nei motori e nelle dimensioni complessive) di una berlina e la praticità d'utilizzo di una sport utility, da cui mutua anche un altro elemento fondamentale, il look avventuroso.

La natura ibrida si ritrova intatta nell'abitacolo: si è seduti più in alto rispetto a una classica berlina, ma non così in cima come capita su certe sport utility, delle quali però mantiene la stessa facilità d'accesso. Anzi, per certi versi è persino meglio, perché l'altezza da terra non eccessiva semplifica l'ingresso e l'uscita dei passeggeri di statura media e bassa. Parlare di abitabilità significa citare di nuovo le "segmento C" e le Suv, perché la "Qashqai" è una perfetta via di mezzo tra le due categorie. In parole povere, significa avere quattro posti comodi, con lo spazio per un eventuale quinto passeggero che deve però stare un po' strettino.

La "1.5 dCi" si fa apprezzare subito per la facilità di guida, che in pochi minuti mette in soffitta ogni possibile riferimento alle Suv. I 106 CV del 1500 turbodiesel (che non può avere il filtro antiparticolato neppure a richiesta) non sono tantissimi per una massa di 1565 chilogrammi in ordine di marcia, ma in fin dei conti se la cavano con onore. Fin verso i 2000-2500 giri gli manca un po' di corposità, ma non si ha mai la sgradevole sensazione di guidare una macchina dal fiato corto. In materia di consumi, questa volta il "dCi" non è riuscito a fare quei miracoli ai quali ormai ci ha abituato, ma le richieste di gasolio non sono mai preoccupanti.

Le buone qualità stradali si ritrovano anche sulla "due litri" a benzina, che però, rispetto alla turbodiesel, è un pochino più "massiccia" da guidare. Nulla di grave, per carità, ma è quella piccola differenza che fa sentire appena più vicino l'universo delle Suv e che ha origine, con tutta probabilità, nella presenza della trazione integrale. La quale, mentre sulla neve fa sentire per bene i suoi benefici effetti, nella guida su strada è quasi inavvertibile, col risultato che, sulla "integrale", si ritrovano le stesse buone qualità della "trazione anteriore": un bello sterzo pronto e progressivo che si sposa piuttosto bene con l'assetto, preciso e frenato anche quando si alza il ritmo.

Il "due litri" a benzina è un motore piuttosto disponibile e vivace, che, nel caso del nostro esemplare, doveva però fare i conti con la presenza del cambio CVT a variazione continua. Non abbiamo mai nascosto le nostre simpatie per le trasmissioni automatiche, ma questo tipo di cambio non ci ha mai convinto fino in fondo. Nulla da dire sotto il profilo del confort e della fluidità di marcia, ma, appena si usa con un pochino di decisione l'acceleratore, l'effetto "elastico" diventa sgradevole, col motore che sale di giri ben più di quanto sembrerebbe necessario.