Con uno stile dichiaratamente ispirato a quella della 8C, la MiTo è un nocciolo di concretezza dentro un guscio di temperamento. Che poi era l?unico modo per dare consistenza a un progetto, quello di allargarsi verso il basso in cerca di nuovi clienti. Una matrice certa, sulla quale costruire un?Alfa Romeo giovane, accattivante e soprattutto furba.

Il capitolo più importante rimane quello relativo al piacere di guida. La MiTo è la prima Alfa Romeo con il servosterzo elettrico. Il comando ha una prontezza e una progressione apprezzabile pressoché in tutte le situazioni; tutt?al più denuncia qualche alleggerimento durante il riallineamento nelle fasi di rilascio del gas e mostra una certa imprecisione ai minimi angoli, che si manifesta con una lentezza a ritrovare la linea dopo un piccolo spostamento. Se la strada è molto tortuosa, diventa difficile accorgersene, ma in autostrada, talvolta, è complicato mantenere una linea, perché le micro correzioni richieste finiscono per essere quasi sempre eccessive.

Il comparto telaio-sospensioni-assetto è stato evidentemente ottimizzato per conferire alla MiTo caratteristiche dinamiche all?altezza delle aspettative. Obbiettivo raggiunto, quantomeno a giudicare dai nostri test in pista, i cui esiti non sono mai andati al di sotto delle quattro stelle. In definitiva è un'auto gradevole da guidare.

Con il suo 4 cilindri e 16 valvole con turbocompressore, la MiTo avrebbe tutti i numeri per primeggiare: 155 CV e una coppia di 206 Nm. Quando sai di averne così tanti, di cavalli, ti verrebbe anche voglia di tirarli fuori tutti insieme ogni tanto. Invece, quando arrivano, sembra lo facciano uno per volta. Almeno quando lo si utilizza con il manettino in Normal, posizione suggerita per l?uso quotidiano (e per contenere i consumi). La spinta è compressa tra i 2000 e i 5500 giri, quando l?erogazione è sì corposa, ma piatta. Tutto il contrario di quello che dovrebbe essere un motore sportivo, ma è l?ideale per muoversi nel traffico, sulle strade di tutti i giorni, dove esibisce le sue doti migliori. Oltretutto senza neppure obbligare a fermarsi troppo spesso dal benzinaio: un pieno può bastare per circa 500 chilometri, a patto di rispettare i limiti di velocità. Anche perché, volendo, non si ricorre troppo spesso al cambio, un sei marce rispettabile, dalla manovrabilità buona, limitata solo da innesti un poco contrastati.

Per quanto riguarda l?elettronica, la MiTo porta al debutto su un?Alfa Romeo il sistema Alfa D.n.a: un manettino vicino alla leva del cambio che consente di modificare i parametri della vettura legati alla gestione del motore e al comportamento su strada. La D sta per "Dynamic", la modalità dichiaratamente sportiva che migliora sensibilmente la risposta del motore e soprattutto il carattere dinamico della MiTo. Le prestazioni variano in misura consistente, e in particolare sono le doti di ripresa a beneficiare del vantaggio: in Dynamic, infatti, viene attivata la funzione overboost, che porta il valore di coppia massima fino a 230 Nm a 3000 giri. La servoassistenza dello sterzo diminuisce, per dare a chi guida una maggior sensibilità e il controllo della stabilità diventa molto più permissivo, fin troppo.

L?altra modalità sta esattamente all?opposto: in "All Weather" tutti i dispositivi sono allertati per offrire la massima sicurezza, in particolare sui fondi a scarsa aderenza e in quelle situazioni in cui non tutte le ruote poggiano sullo stesso tipo di fondo. Lo sterzo elettrico attivo e il controllo della stabilità intervengono con tempestività, contrastando le sbandate sul nascere. E diventa più morbida e progressiva pure la risposta al pedale dell?acceleratore, al contrario di quanto accade in Dynamic, che invece la rende più pronta di quanto sia in posizione normale.