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Un terzo dei materiali della Octavia è riciclato: ecco come

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Un terzo dei materiali della Octavia è riciclato: ecco come
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Una svolta “green” necessaria, rapida, senza ripensamenti, con conseguenti e inevitabili criticità: è quella richiesta dall'Europa all’industria automobilistica che, mai come prima d’ora, è sotto i riflettori. E se gli impegni intrapresi da tutti i più grandi costruttori parlano di futuro (2030, 2035 o ancora più in là), è fondamentale conoscere che cosa c’è già oggi di concreto al di là delle promesse. Nei giorni scorsi vi abbiamo raccontato quali sono i progetti intrapresi dalla Skoda per ridurre le emissioni e i rifiuti generati dall’intero ciclo di vita delle proprie autovetture, ma quello che ci ha colpito ancora di più è quanto di tutto ciò sia già stato implementato all’interno delle catene produttive, con un’attenzione particolare all’utilizzo su larga scala di materiali riciclati.

Il “caso” Octavia. Perché se nel 2022 non è raro trovare nelle automobili rivestimenti o tessuti derivati da processi di riciclo, ben più difficile è sentir parlare della percentuale totale di materiali riciclati presenti nella vettura nel suo complesso. Percentuale che nel caso della Skoda Octavia oggi in produzione raggiunge già il 30%. Che cosa significa nel concreto? Implementare l’economia circolare nei processi di costruzione significa innanzitutto confrontarsi con i fornitori per potenziare la ricerca e lo sviluppo di alternative al materiale vergine senza intaccare la qualità finale del prodotto. Un processo che inizia con la scocca stessa della vettura e la sua carrozzeria nelle quali una parte di leghe e metalli è riciclata. Nel solo 2021 sono state 1.469 le tonnellate di acciaio certificato “green” utilizzato dagli stabilimenti cechi della Skoda.

Nuova vita. Sebbene una buona parte del peso di un’auto sia composto proprio dai metalli che ne compongono l’ossatura e le componenti meccaniche, anche l’impiego della plastica è vastissimo. Ottenere componenti dal riciclo che rispettino gli elevati standard dell’industria automobilistica non è cosa semplice, ma gli esempi di plastiche “green” sono già numerosi: usando come esempio l'Octavia, l’elemento nero alla base del parabrezza che lo raccorda al cofano motore è realizzato partendo dai contenitori delle batterie a 12V esauste, mentre gli scarti di stampaggio di altre componenti della vettura vengono utilizzati per realizzare la copertura del propulsore. Sempre di plastica riciclata sono fatti anche l’interno dei passaruota, mentre per i rivestimenti del baule si utilizza un “tappeto” costituito da fibre di Pet (la plastica delle bottiglie) riciclato. Materiale che su altre vetture della gamma, come la Enyaq iV e la Enyaq iV Coupé - con un diverso processo di lavorazione - si trasforma anche nel tessuto delle poltrone e del divano.

E nel prossimo futuro? Gli ingegneri della Skoda ci raccontano che tutto ciò è solo l’inizio, perché in avanzato stadio di sviluppo ci sono già tante altre componenti interne ed esterne che potrebbero presto essere impiegate per recuperare plastica, ma anche pneumatici e altri scarti industriali per impattare di meno sul pianeta. Un prototipo sezionato della Octavia Wagon mette in mostra alcuni di questi: stiamo parlando per esempio dei paraurti, realizzati con il riciclo meccanico dei paraurti delle auto rottamate, piuttosto che delle modanature interne che al posto della plastica utilizzano gli scarti vegetali della produzione di una fabbrica di zucchero, o ancora dei rivestimenti del pavimento e del bagagliaio che, come mostrato sulla concept Vision 7S, sono frutto del riciclo e del riutilizzo degli pneumatici usati.

Pelle o ecopelle? Un altro tema caldo della sostenibilità sulle automobili riguarda i loro rivestimenti interni, dove sempre più costruttori offrono opzioni “vegan” o “leather free”. Perché questi, però, possano essere sostenibili anche dal punto di vista ecologico ci vuole un’attenta ricerca dei materiali, che come abbiamo visto coinvolge i tessuti con il Pet di riciclo, ma che si deve estendere anche all’ecopelle, molto spesso prodotta in maniera non proprio rispettosa dell’ambiente. Al di là delle questioni etiche che circondano l’argomento, i rivestimenti in pelle animale sono, con le dovute accortezze, anch’essi un’alternativa green ai derivati del petrolio: partendo dalle pelli delle mucche allevate per la carne e con processi di produzione meno esosi di acqua e di composti chimici per la tinteggiatura, il prodotto finito rimane del tutto biodegradabile.

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