Dopo il centenario della Citroën, celebrato da poche settimane, è tempo di un altro grande anniversario nel mondo dell’auto: i 120 anni della Fiat. Costituita l’11 luglio del 1899 come società Fabbrica Italiana Automobili (la parola Torino sarebbe stata aggiunta in un successivo cambio di denominazione sociale), la Casa piemontese ha dato vita a una lunga serie di modelli iconici, che raccogliamo nella nostra galleria di immagini, molti dei quali prodotti a partire dalla seconda metà del secolo scorso. E proprio su questa ci concentriamo nel nostro viaggio a ritroso nella storia e nel costume del nostro Paese, ma anche nei ricordi di ciascuno di noi.
Il boom nel Dopoguerra. L’espansione della Fiat viene interrotta dal secondo conflitto mondiale, per poi entrare nel vivo del boom economico: nel 1950 le automobili immatricolate in Italia erano già 79.826; al termine del decennio, invece, sarebbero diventate 253.321. Le importazioni di auto straniere, per via dei dazi, erano ancora marginali, così la produzione di auto nella penisola passa da 101.310 a 470.674 unità. E, di queste, ben 412.600 sono quelle costruite dalla Fiat, che dà vita ai simboli della motorizzazione di massa nella seconda metà del decennio: con la 600, presentata nel 1955 e, soprattutto, con la 500, per la quale c'è tuttavia una tiepida accoglienza iniziale, per via di prezzi e finiture non proprio convincenti. In mezzo, nel 1956, nasce Quattroruote, che mette alla frusta entrambe le auto anche con impegnativi test di durata.
Gli anni 60. La crescita continua negli anni 60. Da poco meno di due milioni di vetture circolanti a inizio decennio, si passa a 9,1 milioni nel 1969, quando le immatricolazioni raggiungono quota 1.217.929 unità, con una crescita media del 14,4% di anno in anno. In quegli anni nascono le auto della famiglia 120, la 850 e le sue varianti, ma anche vari aggiornamenti della gamma 500 e l’ammiraglia 130. Inoltre prende il via la conquista della Russia, con la realizzazione dello stabilimento di Togliattigrad. Dal 1966 le Fiat prodotte sono stabilmente più di un milione e 100 mila. Proprio in quell’anno subentra a Vittorio Valletta l’Avvocato Gianni Agnelli, e per il marchio torinese si apre una serie di acquisizioni: nel 1967 tocca a OM e Autobianchi, nel 1969 a Lancia e Ferrari.
Gli anni 70. Il 1972 sancisce un record di 1,47 milioni di immatricolazioni, appena prima del pesante ridimensionamento: lo choc petrolifero successivo alla guerra arabo-israeliana del 1973 mette l’Occidente in ginocchio, determinando inflazione e forti contrazioni nei consumi. Così, in un clima di austerity, le vendite di auto crollano già nel 1975 a 1 un milione e 50 mila unità. E poco più di un milione sono le auto prodotte dalla Fiat. Del resto, le forti tensioni negli stabilimenti, dovute al clima di contestazione di quegli anni, aggravano la situazione, arrivando persino a colpire le figure apicali dell’azienda, nel mirino del terrorismo politico. Ma la Casa torinese reagisce inaugurando nuove fabbriche (Cassino, Bari, Termoli e Termini Imerese) e puntando al Brasile. Le acquisizioni proseguono con l’Abarth, che avrebbe portato la 131 tra le leggende dei rally e, nel 1976, viene costituito il celebre Centro ricerche. Ma ci sono anche auto come la 127, la 126, la Ritmo e la X1/9 che mostrano quanto il marchio sia ancora vivace e creativo, anche in periodi di forte difficoltà.
Gli anni 80. La svolta arriva agli inizi del decennio successivo: il 14 ottobre 1980 la marcia dei 40mila “colletti bianchi” porta per le strade di Torino la protesta di chi, stanco di scioperi e picchetti, vuole tornare negli uffici. Quell’episodio apre una nuova fase nelle relazioni sindacali, inaugurando un clima più sereno in cui, peraltro, il gruppo Fiat acquisisce l’Alfa Romeo, battendo la concorrenza della Ford. L’azienda, a quel punto, torna a produrre costantemente più di un milione di vetture l’anno, con una punta di 1,4 milioni nel 1989, quando cade la cortina di ferro. Del resto, in quegli anni la Casa lancia prodotti molto apprezzati, come la Panda e la Uno, le nuove best seller di Torino, la Croma, ovvero l’ultima ammiraglia del marchio, ma anche la Tipo, che conclude l’ottimo decennio della Casa con il titolo di Auto dell’Anno 1989.
Gli anni 90. Dalla Guerra nel Golfo all’assedio di Sarajevo, da Tangentopoli alle stragi di mafia, gli ultimi dieci anni del secolo scorso prendono il via in un clima di forte inquietudine fuori e dentro i confini italiani. L’incertezza si fa sentire anche sul mercato interno, che passa dai 2,389 milioni di unità immatricolate nel 1992 al milione e 683 mila di due anni più tardi. Eppure, in quel periodo la Casa di Torino porta nelle concessionarie numerosi modelli: tra i vari, ricordiamo la Punto, che raccoglie egregiamente la non facile eredità della Uno, le Bravo/Brava, ma anche modelli di nicchia come la Coupé e la barchetta, e gli aggiornamenti di Croma, Panda e Tipo; senza dimenticare auto come la Cinquecento, la Seicento, la Tempra e la Marea, nonché la seconda generazione della Punto, con cui la Casa celebra il suo centenario nel 1999. Già nel 1997, comunque, il mercato dell’auto si mostra in forte ripresa, tornando a sfiorare i 2,4 milioni di unità con l’aiuto degli incentivi voluti dal governo Prodi.
Il terzo millennio. Dopo il difficile matrimonio con la GM, conclusosi anzitempo nel 2005 e la morte dell’Avvocato Agnelli (2003) e di suo fratello Umberto (2004), tocca a Luca Cordero di Montezemolo, nuovo presidente del gruppo, a John Elkann, vice-presidente (presidente dal 2010), e a Sergio Marchionne, amministratore delegato, tirare fuori il colosso italiano da una situazione burrascosa. La cura voluta dal manager italocanadese dà i suoi frutti quasi fin da subito, riportando l’azienda a generare utili già nel 2005, anno di lancio della Grande Punto, e a sognare proprio con la riedizione moderna della 500, lanciata nel 2007 a 50 anni esatti dalla sua progenitrice. Il resto, è storia nota: la piccola della Casa diventa il biglietto da visita con la quale il gruppo Fiat si presenta agli americani per l’acquisizione della Chrysler, prima, e per la fusione poi, tanto da organizzarne la produzione anche Oltreoceano, a Toluca (Messico). Il suo successo planetario, d’altra parte, convince la Casa ad affiancarle le più grandi 500L e 500X. Proprio la 500, già prodotta in una versione a emissioni zero riservata solo a California e Oregon, è destinata a diventare il primo modello della vera svolta elettrica del marchio, con la nuova generazione che prenderà il via proprio dal modello a batterie, atteso al prossimo Salone di Ginevra.
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