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Mazda CX-60
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È un debutto denso di significati, quello della Mazda CX-60, che non è solo la prima plug-in della Casa di Hiroshima: su una piattaforma nuova di zecca, dall’architettura a trazione posteriore, con lei nasce infatti una famiglia di Suv grandi che prossimamente verrà ampliata dalla CX-80 (passo più lungo, sette posti). L’auto è anche una rappresentazione plastica del “manifesto” per la transizione energetica della Casa, perché l’ibrida ricaricabile, già ordinabile con prezzi a partire da 49.950 euro e in consegna da settembre, è solo la prima versione del modello: seguiranno varianti con motore sei cilindri in linea, elettrificate con mild hybrid a 48 Volt, a benzina e a gasolio, con cubature dai tre litri in su, ma solo a partire da fine anno. A Hiroshima, quindi, l’endotermico resiste. E non ci sono preclusioni verso il diesel e le grosse cilindrate. Di questi tempi, tanto basterebbe per dire di voler osare. Ma c’è dell’altro: la Mazda ha confezionato il tutto in un prodotto che, per design e qualità degli interni, mette nel mirino le tedesche e scandinave del salotto buono dell’auto. Senza girarci intorno, i giapponesi puntano a entrare una volta per tutte nel premium.

Mazda CX-60: Suv plug-in (ma non solo) che sfida le tedesche premium

Com’è. Per dimensioni e contenuti, in effetti la CX-60 stacca l’apice dell'attuale listino, ovvero la CX-5: è lunga 4,74 metri (16 cm in più), larga 1,89, alta 1,68 e ha un passo di 2 metri e 87. Il mix di cofano lungo (per custodire motori longitudinali), coda tronca, linea di cintura alta e abitacolo un po' arretrato disegna una silhouette sportiveggiante, coerente con le ambizioni della Casa. Sia davanti, sia al posteriore, la firma dei gruppi ottici lascia il segno quel tanto che basta, senza cercare di impressionare a tutti i costi. La Suv si può avere con cerchi da 18 o 20 pollici, mentre le tinte disponibili sono otto, compresa l’inedita bianco Rhodium (optional da 1.300 euro).

Haute couture. Negli interni, la sferzata verso il premium prende vigore, soprattutto guardando agli allestimenti più ricchi. Su una Takumi (da 55.850 euro), come l’esemplare che abbiamo visto in anteprima dal vivo, la pelle nappa delle sellerie si mescola a modanature di acero e a soluzioni ispirate all’artigianato del Sol levante, per esempio gli inserti di tessuto derivati dai kimono e gli intrecci del rivestimento della plancia. Tradizione giapponese e filosofia Mazda, che si riflette in un’impostazione razionale di plancia e consolle centrale: i comandi fisici non spariscono, ,a vengono distribuiti e raggruppati con ordine ed equilibrio. Lo schermo dell’infotainment ha una diagonale lunga (12,3’’), ma non è dei più ampi. E pur essendo un touch screen, non rinuncia al supporto dell’Hmi Commander, il manopolone sulla console centrale che aiuta navigare nei menu del sistema senza distogliere lo sguardo dalla strada. Strumentazione digitale, head-up display e un bracciolo piuttosto ampio completano il quadro dell’abitacolo.

Ricorda chi sei. Sul posto guida vale la pena soffermarsi un po’. La Mazda, infatti, ha introdotto con la CX-60 un sistema di personalizzazione della posizione basato su telecamere e riconoscimento facciale, che sull’esemplare di pre-serie della nostra preview non era ancora attivo, ma funziona grossomodo così: rilevando la posizione degli occhi, la telecamera fornisce informazioni sulla fisionomia del guidatore e il sistema regola ad hoc il sedile, il volante, l’head-up display e i retrovisori. Si possono memorizzare fino a sei profili e a ogni cambio guida le impostazioni vengono ripristinate in automatico, senza dover dare un input, grazie al riconoscimento facciale. Entrando e uscendo dall’abitacolo, poi, la CX-60 facilita le operazioni, facendo scorrere volante e sedile in modo da creare spazio. Tutte queste “feature” sono inserite nel Comfort Pack, disponibile con l’allestimento intermedio Exclusive Line (3.000 euro) o con quelli d’alta gamma Homura e Takumi (1.750 euro).

Sì, viaggiare. Passando al bagagliaio, la scelta di installare le batterie del powetrain plug-in nel pavimento, sotto il divanetto posteriore, ha fatto sì che, dietro lo schienale, la volumetria della CX-60 sia pari per tutte le varianti, Phev compresa: parliamo di 570 litri che diventano 1.148 a sedili ripiegati. Al baule si accede da un portellone che, con l’optional del sensore nel paraurti, si può azionare a mani libere. L’apertura del vano è ampia, le pareti sono regolari, e anche se il piano di carico non è allineato alla soglia del portellone, lo “scalino” è abbastanza contenuto.

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I numeri della plug-in. La CX-60 ibrida ricaricabile, solo a trazione integrale, monta il motore elettrico (da 129 kW) sullo stesso asse del termico (una versione rivisitata del 2.5 litri e-Skyactiv-G già in dote alla CX-5, dall’aspirazione ritarata per offrire più coppia in basso) e della trasmissione: un nuovo cambio a otto rapporti senza il classico convertitore di coppia, al posto del quale troviamo una frizione multidisco e un generatore/motore elettrico. La potenza totale del sistema è di 327 cavalli e 500 Nm: numeri che fanno della CX-60 la Mazda stradale più potente di sempre, capace di uno 0-100 km/h in 5,8 secondi. Secondo la Casa, la batteria da 17,8 kWh consente di percorrere fino a 60 km in elettrico. Sfruttando al massimo il sistema ibrido (e quindi con la batteria piena), la Suv dichiara consumi nel ciclo Wltp tra 1,5 e 1,6 l/100 km, mentre le emissioni di CO2 vanno da 33 a 37 g/km (in base alla misura delle ruote).

Prossimamente anche “sei cilindri”: posteriore o integrale. Un secondo capitolo si aprirà a fine anno con l’introduzione della prima variante a sei cilindri in linea: la CX-60 e-Skyactiv-D mossa da un diesel di nuova progettazione, di 3.3 litri, che verrà declinato in due livelli di potenza. Come convincere, in piena transizione energetica, un’automobilista a puntare ancora sul motore a gasolio? E per di più di questa cilindrata? In attesa di conoscere meglio il nuovo diesel, la Casa anticipa che questo avrà (proprio grazie alla cilindrata maggiore rispetto all’attuale 2.2 litri) un aumento del range di regimi a cui è possibile una combustione magra (cioè più efficiente a fronte di un consumo di carburante ridotto) e una struttura semplice, tale da renderne il peso paragonabile a quello di un quattro cilindri tradizionale. E poi c’è il mild hybrid, che fornisce un supporto ai carichi leggeri prezioso in termini di efficienza. Il sistema a 48 Volt accomuna il diesel al 3 litri e-Skyactiv X in arrivo sul finire del 2023. A differenza dell’ibrida plug-in, con le versioni a sei cilindri si potrà scegliere tra trazione integrale o posteriore.

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Allestimenti e prezzi. La CX-60 offre alla Casa anche l’occasione per un aggiornamento del pacchetto di assistenza alla guida. Si segnala, in particolare, l’introduzione del sistema See-Trough View, con il quale chi guida può "vedere attraverso" gli angoli anteriori e posteriori dell’auto grazie alle immagini fornite da quattro telecamere che coprono tutti i lati del veicolo. Si aggiungono poi l’Hill Descent Control, il cruise control con riconoscimento dei segnali stradali e il Vehicle Exit Warning, che nelle retromarce segnala l’arrivo di altri veicoli. Cruise adattivo intelligente, mantenimento della carreggiata e monitoraggio angoli ciechi rientrano nell'equipaggiamento standard di Adas. Complessivamente, la gamma della Suv si articola in quattro allestimenti. Clima bi-zona, touch screen centrale da 12 pollici, cruise control, navigatore e la compatibilità wireless con Apple CarPlay e Android Auto sono inclusi, tra le varie dotazioni, nella versione d’accesso (Prime Line, 49.950 euro). L’intermedia Exclusive Line (51.950 euro) aggiunge alcuni elementi estetici (calandra e cornici in nero lucido), la firma luminosa anteriore e posteriore, i cerchi da 20’’, sedili, volante e parabrezza riscaldabili, le rifiniture di vinile con cuciture a vista, l’head-up display e il sedile conducente regolabile. Non bastasse, si può optare per il pacchetto Comfort (3.000 euro): così entrano in gioco gli interni foderati di pelle, le regolazioni elettriche delle sedute e sistema automatico con riconoscimento facciale.

L’alto di gamma. In cima al listino troviamo gli allestimenti Homura (da 54.350 euro) e Takumi (55.850), caratterizzati anche da un trattamento ad hoc degli esterni, con paraurti specifici. Nel primo caso, il look sfoggia mascherina con trama a nido d’ape e una serie di elementi neri, come le bande laterali sul parafango, le calotte degli specchietti, i terminali di scarico e i cerchi da 20’’: dettagli che si abbinano agli interni (anch’essi scuri) rivestiti di pelle. Più sofisticato l’outfit della CX-60 Takumi fatto di cromature, cerchi diamantati e, nell’abitacolo, sellerie di pelle Nappa mista a tessuti di pregio e inserti di legno.   

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