Alla prima occhiata, la nuova compatta francese riporta immediatamente alla memoria la gloriosa "2CV", prodotta in quasi quattro milioni di esemplari.

Ovviamente, la "C3" è tutt'altra auto, assolutamente adeguata alle esigenze degli automobilisti del nuovo millennio.

Quel che resta della "2CV" è l'ispirazione, lo spirito, la particolarità. Caratteristiche evidenti, oltre che nelle linee esterne, anche nell'abitacolo,­ contraddistinto da soluzioni intelligenti che lo rendono molto piacevole da vivere, ­e nella strumentazione. Peccato che, in quest'ultimo caso, l'originalità vada un po' a discapito della praticità: il contagiri sarà pure bello, ma è davvero difficile da decifrare.

La furbizia di questa "C3" si ritrova nel bagagliaio: la notevole capienza in configurazione normale (oltre 300 litri) è sfruttabile al massimo, grazie alla possibilità di dividere il vano in varie zone per separare oggetti di differenti caratteristiche.

Su strada, la "C3" (oggetto della prova, la versione spinta dal motore di 1.6 litri da 80 kW-109 CV a 5800 giri al minuto) segue fedelmente la traiettoria impostata ed è facilmente controllabile anche nelle situazioni d'emergenza, pur senza ausili elettronici. Il diametro di sterzata, sorprendentemente elevato, rende un po' complicate le manovre a bassa velocità.