Questa Jeep rinuncia a esprimersi al massimo sui terreni più difficili e quindi fa a meno delle ridotte. Si affida a una trazione integrale meno sofisticata rispetto alle sorelle maggiori, l'ormai sempre più diffusa frizione a dischi multipli, e soprattutto ha un'impostazione che la rende più adatta a muoversi sull'asfalto piuttosto che sulla terra.

In sostanza, la Compass fa parte di quel genere di sport utility, che oggi va per la maggiore, a proprio agio soprattutto sulle strade cittadine e nei rapidi trasferimenti extraurbani, senza per questo trovarsi in difficoltà quando c'è bisogno di trazione su tutte e quattro le ruote per superare fondi cedevoli o accidentati. Certo, non affronta i passaggi più impegnativi con la stessa naturalezza di una Wrangler e nemmeno di una Cherokee, ma in compenso ha guadagnato in piacevolezza di guida, confort e affidabilità su ogni tipo di fondo. Inoltre, manifesta un temperamento brillante, cui ovviamente non è estraneo il grintoso 2.0 litri turbodiesel di origine Volkswagen, favorito però dalla massa molto ridotta della vettura (poco più di 1700 kg in condizioni di prova).

Il quattro cilindri con turbo a geometria variabile convince soprattutto quando viene sfruttato agli alti e medi regimi: risulta più pigro in basso, dove tradisce un iniziale vuoto, che però recupera senza particolare affanno appena si superano i 2000 giri. Lo aiuta molto la sintonia col cambio, un sei marce che si lascia anche "maltrattare", soprattutto a caldo. Il 140 CV tedesco sarebbe molto più gradevole se non lamentasse un'accentuata rumorosità. Meno rilevante il disturbo prodotto dalla ipersensibilità delle sospensioni sulle sconnessioni della strada. Questa impostazione piuttosto rigida, unita alla omogenea risposta dello sterzo, non particolarmente diretto, ma abbastanza pronto e preciso per sentirsi padroni della vettura, rende comunque la guida appagante e sincera, anche quando ci si avvicina ai limiti di tenuta e stabilità. C'è anche la funzione che previene il ribaltamento.

D'altro canto, non sembra sia stata riservata la stessa attenzione alla realizzazione dell'abitacolo, non tanto sotto l'aspetto della funzionalità, che risulta, al contrario, molto ben curata (come è consuetudine dei costruttori americani), quanto piuttosto nella scelta dei materiali. A dire il vero, il colpo d'occhio iniziale non è affatto negativo, sia per la scelta dei colori sia per il design, ma se si va un po' più in profondità, per esempio si passa la mano sul cruscotto o sui pannelli delle porte, si scopre la sobria essenzialità di molte soluzioni, probabilmente imposte anche dalla necessità di proporre un veicolo, oltre che versatile, anche molto pratico.