Compatta, rotonda, ben proporzionata e con una discreta personalità: la Dacia Duster, la sport utility franco-romena (che vanta un prezzo d'attacco di 12 mila euro), fa una buona impressione generale. Anche nell'abitacolo, quando si getta uno sguardo all'insieme. Abbiamo provato la versione al top della gamma, con il 1.5 turbodiesel e la trazione integrale, nell'allestimento più ricco. Che costa 18.000 euro.

Plastiche d'aspetto economico. Poi, seduti al posto di guida, quando si mettono a fuoco i dettagli e si comincia a prendere confidenza con i comandi, si scopre che non è tutto come si vorrebbe che fosse. Il volante è regolabile solo in altezza, i vani portaoggetti nella console sono insufficienti e la plastica della plancia è rigida, d'aspetto economico e mostra qualche imprecisione negli accoppiamenti. Le stesse considerazioni valgono per i pannelli porta, per gl'inserti di finto legno, per le maniglie, che danno anche l'idea di essere fragili.

Bagagliaio sfruttabile. La visibilità è buona in tutte le direzioni, anche in manovra, tanto da non sentire la mancanza dei sensori di parcheggio posteriori (a richiesta). Abbondante lo spazio a bordo: dietro, si sta bene in due, ma anche in tre perché non ci si deve stringere più di tanto. Ben sfruttabile anche il bagagliaio, con la soglia altina, ma senza dislivelli. La sua volumetria, a filo della cappelliera, è di 400 litri e, quando si abbattono gli schienali, si può contare su un piano di carico quasi piatto.

Brillante e generoso. Girata la chiave, il 1.500 turbodiesel Renault si fa sentire già al minimo, con la tipica sonorità dei motori a gasolio. Sonorità che cresce col numero di giri: un sottofondo intenso, che comunque infastidisce soltanto vicino alla zona rossa del contagiri, quando il quattro cilindri diventa più ruvido e perde un po' della sua spinta. Una progressione comunque generosa, ma che risulta davvero brillante soltanto sopra i 2.000 giri. Sotto questa soglia, la risposta è meno vivace e richiede un frequente uso del cambio.

Rapporti ben spaziati. Il cambio a sei marce manuale è ben accordato alle caratteristiche del motore: ha una prima molto corta, ideale per le grandi pendenze in fuori strada, e una sesta non troppo lunga, con i rapporti intermedi ben spaziati. Insomma, il giusto compromesso per ottenere una buona elasticità di marcia e bassi consumi. Lo certifica il cronometro, con un ragguardevole tempo di circa 15 s nel passaggio da 70 a 120 orari in VI marcia, e lo conferma la prova di consumo, con un valore medio di 13 km/litro.

La frenata è modesta. Il vero punto debole della Duster, però, è la frenata. Gli spazi d'arresto sono lunghissimi: da 100 km/h a zero si merita poco più della sufficienza, con un esito di circa tre metri superiore alla media delle concorrenti e addirittura di sette metri nei confronti delle migliori. La Dacia Duster fa un po' meglio sui fondi a scarsa aderenza, ma conferma tutti i suoi limiti nel test di affaticamento con una lieve perdita di modulabilità del pedale.

Integrale efficace. Ottimo, invece, il lavoro delle sospensioni, anche sui percorsi molto sconnessi. Discreta pure la risposta dello sterzo, nonostante la scarsa prontezza e la modesta progressività. La Dacia Duster adotta un sistema di trazione integrale molto efficace e, insieme agli sbalzi ridotti e la considerevole altezza minima da terra, risulta particolarmente agile anche in fuoristrada.

Suv al prezzo di una citycar. Se vale la pena comprarla? Sì, a condizione che se ne accettino i limiti, che non ci si soffermi sulle ingenuità costruttive e che non si pretendano i livelli di finitura e la scelta di materiali di concorrenti assai più costose. Se si desidera una sport utility di discreta qualità al prezzo di una Punto o di una Fiesta, si deve mettere in conto qualche sacrificio.