Tutto ciò che serve per muoversi agilmente in città: dalle biciclette elettriche agli scooter, dai monopattini ai mezzi in sharing. Quattroruote e Dueruote uniscono le proprie competenze per offrire una guida alla mobilità urbana nell’era Covid.

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Intervista a Barbara Meggetto
Il modello Milano secondo Legambiente

Intervista a Barbara Meggetto
Il modello Milano secondo Legambiente
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Modello Milano ancora al centro del dibattito. Ovvero le politiche della mobilità, la transizione verso l’auto  elettrica, le scelte imposte dal Piano Aria Clima e gli obiettivi di Palazzo Marino, che sogna una città con macchine e parcheggi dimezzati. Dopo il convegno Urban Mobility organizzato da Quattroruote e Aci Milano (qui è possibile rivedere la diretta), torniamo sull’argomento con la presidente di Legambiente Lombardia, Barbara Meggetto, da sempre su posizioni ecologiste e in prima linea sul tema della mobilità. Lo spunto è Pendolaria, rapporto annuale dell'associazione, uscito proprio in questi giorni, fortemente critico nei confronti del Trasporto pubblico locale. Qualche stralcio: “I disagi per i pendolari lombardi aumentano ogni anno: la sostituzione di 139 corse di treni sostituiti da autobus riguarda circa 7 mila passeggeri abituali delle linee Codogno-Cremona-Mantova, Seregno-Carnate, Bornato-Rovato, Mortara-Pavia e Vercelli-Pavia, oltre ai costanti disagi sulle linee Milano-Lecco-Sondrio, Brescia-Cremona e Brescia-Casalmaggiore-Parma, con soppressione di corse e tagli ai collegamenti serali verso i capoluoghi delle province più periferiche”. E ancora: “Il tema del sovraffollamento delle corse e dell’inefficienza di alcune linee era già molto sentito ed è stato ulteriormente esacerbato dagli effetti della pandemia, tanto da costringere i cittadini ad un utilizzo insostenibile dell’automobile». E dunque? Ha senso, di fronte a cittadini costretti a usare la macchina, per la propria sicurezza in piena pandemia e per l’inesistenza di alternative, una battaglia a oltranza contro le auto, come quella apparentemente dichiarata dal sindaco Sala e dall’assessore Granelli?  

Dottoressa Meggetto, ma voi di Legambiente odiate davvero le auto? Lei ne ha una o usa solo treni e bicicletta?
Ma no, non odiamo le auto. Io guido una Volkswagen up! elettrica, recente acquisto con la rottamazione della vecchia Polo di famiglia, anche se da sempre, per muovermi tra la mia Busto Arsizio e Milano, uso in prevalenza il treno. Ci sono spesso disagi, anche lasciando perdere l’emergenza Covid, ma non si può risolvere il trasporto solo con l’auto privata. La macchina ci permette spostamenti facili in mancanza di alternative, ma se ne abusa: oltre la metà degli spostamenti sotto i 5 km sono fatti in macchina, è un retaggio storico, una cattiva abitudine, in città non ha più senso. Il nostro punto di vista è che bisogna rivalutare gli spazi pubblici, superare la convinzione che servano solo per la sosta delle macchine, magari ferme per giorni e inutilizzate. Ci vogliono città più vivibili, più verdi. E questo riguarda anche il cambiamento climatico e le superfici: non ci può essere solo asfalto nelle città.

Quali sono le alternative?
Ci vogliono più mezzi, bisogna per esempio considerare la bicicletta con pari dignità. Basta vedere quello che fanno a pochi chilometri da noi, in Canton Ticino, dove le bici hanno la preferenziale in mezzo alle altre corsie, una cosa che per noi sembra una pazzia. Se guardiamo i numeri di Milano, pre-pandemia, 820 mila pendolari arrivano in città in treno, più di un milione in auto, e addirittura qualche milione con gli altri mezzi pubblici… serve la possibilità di spostarsi in modo equilibrato e in questo senso vediamo bene lo sviluppo dello sharing e l’arrivo dei monopattini.

Ma 5.000 monopattini sui marciapiedi milanesi sono troppi o troppo pochi? Intanto la sicurezza è diventata un problema, non crede?
Non so se il numero è giusto, ma servono sicuramente. Purtroppo li abbiamo presi alla leggera, chi li utilizza spesso non si rende conto che ci vuole più attenzione rispetto a uno scooter, nel traffico, perché manca la sicurezza di protezioni adeguate. Non credo che serva un patentino, come d’altra parte non c’è per la bici, ma bisogna insistere sull’educazione alla sicurezza. Il fatto è che la città va risistemata, anche se qualcuno sostiene che è antica e quindi ridisegnarla sarebbe impossibile. Non è vero, lo si è già fatto molte volte in passato, le città evolvono. Ora si parla dell’urbanistica tattica degli assessori Maran e Granelli, che ha modificato alcune piazze, spostando le auto: è un cambio, ci possono essere proteste e polemiche, ma poi si sta meglio. Molti cittadini hanno criticato piazza Dergano, per una svolta trasformata, o la ciclabile di viale Monza, che crea congestionamenti del traffico, ma tutto si può vedere da due punti di vista.

Intanto, le principali imputate per l’inquinamento rimangono le auto, nonostante i continui miglioramenti nella riduzione di emissioni, mentre nelle città ci sono ancora caldaie a gasolio. Non è una contraddizione per Legambiente? E l’obiettivo di riconvertire il riscaldamento di tutti i vecchi edifici entro il 2022 è raggiungibile?
Deve
essere raggiunto, come è avvenuto per il divieto di utilizzare l’olio pesante vent’anni fa. Ora vanno eliminate tutte le vecchie caldaie a gasolio, e in questo senso si sono fatti forti investimenti per l’edilizia pubblica e con incentivi ai privati, da 3-4 anni. Dalle 3.500 caldaie di qualche anno fa siamo passati a un migliaio. Le case popolari dell’Aler, per esempio, le hanno eliminate tutte l’anno scorso. C’è ancora qualche scuola del centro, vecchi edifici pubblici. Bisogna convertirle in fretta, ma l’obiettivo va rispettato.

Nei giorni scorsi ha scatenato polemiche l’arrivo in pompa magna delle prime 15 di 100 auto bifuel, benzina/Gpl, alla Polizia Municipale, presentato da comandante dei vigili e vicesindaco come svolta storica e addirittura l’equivoco che si trattasse di auto ibride, a batterie… Non trova che ci sia troppa confusione, da parte delle istituzioni stesse?
L’ufficio del sindaco dovrebbe essere preparato… bisognerebbe essere meno frettolosi e informarsi. Le bifuel a metano o a Gpl sono state importanti nell’evoluzione verso un parco circolante più ecologico, ma ora ci sono altre soluzioni. D’altra parte, anche le elettriche hanno una filiera non sostenibile, a volte. Per questo è importante ambire alla riduzione delle emissioni, anche se non basta: bisogna puntare su un trasporto combinato per ridurre il numero di auto. Anche perché, in fondo, non ci sono solo le emissioni dal tubo di scappamento, ma per esempio l’inquinamento causato dall’usura di pneumatici e freni, che peggiora con la tendenza ad avere auto sempre più grandi e pesanti.

Durante il lockdown, le centraline hanno continuato a segnare concentrazioni di inquinanti non spiegabili con il solo traffico veicolare, ridotto quasi a zero. Per cui torniamo all’inizio: perché dovremmo punire le auto, e quindi gli automobilisti, se non sono loro, o comunque non in modo preponderante, i responsabili dell’inquinamento?
Con il lockdown abbiamo visto che persino con il traffico crollato del 90%, aerei compresi, i venti hanno portato le famigerate polveri sottili da altri territori. Ma questo non è un alibi, anzi sottolinea la gravità della situazione. Il problema è proprio quello: la pianura padana è svantaggiata, è un territorio difficile, ma non possiamo abbattere le Alpi per risolvere il problema. Bisogna agire su tutto, partendo da quello che possiamo fare. Su questo sono d’accordo con l’assessore regionale Cattaneo, l’approccio dev’essere articolato e non dev’essere una crociata contro le auto. Ma bisogna fare in fretta.

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