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Porsche Taycan
Targa Florio alla (ri)scossa - VIDEO

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Anche il mondo dell’auto ha il suo Green pass: l’auto elettrica. E i sondaggi parlano chiaro. Esiste una curiosità nei suoi confronti, ma la resistenza (spesso estremista) della vecchia guardia nei confronti delle Bev è tutta da leggere nei commenti, specie sui social. Catene di Sant'Antonio della verbosità. La verità è che siamo all’inizio di una rivoluzione che cambierà il nostro muoverci. Un po’ come a inizio ‘900: quando i cavalli furono staccati dalle carrozze per finire nei motori delle auto. In quella fase storica nacquero banchi di prova itineranti, il nuovo mondo (meccanico) aveva voglia di farsi vedere. Ecco il perché di quelle gare corse su strada per la gioia di piazze e balconi. Nuovi palii di Siena per petrolhead in erba. In quegli anni, anche l’Italia non fu da meno. Anzi. Vincenzo Florio s’inventò il suo premio (Brescia, 1905) e poi la Targa (1906), per ricordare al mondo che la sua Sicilia era ancora al centro di tutto. Delle rotte di tonni, piroscafi e, perché no, motorismo. Uno stress test nella sua natura rigogliosa: chi vinceva poteva vincere ovunque. Oggi la Targa Florio (qui tutte le foto dell'edizione 2021) è un rally e una corsa di regolarità firmata Aci Sport (qui i risultati). Che abbiamo deciso di seguire con lo spirito pionieristico delle origini. Un’auto elettrica, poche colonnine a disposizione e ritmi serrati per non sfigurare con le anteguerra. Insomma, siamo tornati nel cuore del Mediterraneo per fare quello per cui Don Vincenzo inventò la sua gara. E testare questo nuovo paradigma della mobilità.

Porsche Taycan: Targa alla (ri)scossa

Project 11. La Targa Florio è stata uno dei fiori all’occhiello della carriera sportiva della Porsche: su quelle strade ha vinto 11 volte. Record che abbiamo voluto celebrare coi numeri sulla fiancata, da qui il nome della nostra missione: Project 11 (il secondo, dell’anno: vedi Alfa Romeo GTAm @1000Miglia). Il nostro scopo - per la verità - era quello di verificare lo stato di salute delle colonnine di ricarica in Sicilia. Per la cronaca ce ne sono circa 300, quasi tutte da 22 kW. Ma considerando che la nostra Taycan ha una batteria (che presto sarà anche in cloud, per diventare più efficiente) da 79,2 kWh, questo avrebbe significato ‘perdere’ almeno quattro ore a ricarica. Ci sono anche sei Ionity, di cui due a Palermo. E questo ha fatto la differenza: in 45/50 minuti siamo riusciti a fare tutti i pieni di elettricità necessari a seguire la gara (anche perché: A) l’evento ruotava attorno a Palermo; B) non abbiamo mai trovato coda alle colonnine).

Bene, la Taycan. Intanto: stiamo parlando di un modello base, fatto di pura essenza elettrica. Quella da ‘purista’, per intenderci. Nel nostro viaggio abbiamo incontrato un altro proprietario di Taycan alle colonnine Ionity: lui stesso ha scelto di non prendere una versione straripante (Turbo o Turbo S) preferendo una 4S (la voleva integrale) perché “qualche decimo di vantaggio sullo 0-100 non intacca l’esperienza d’uso che la Taycan offre”. Una considerazione non banale perché mette l’accento su una cosa: quella offerta da questa Porsche è soprattutto un’esperienza. Fatta di silenzio, in primis. Ma anche di allineamento a quel sentimento di sostenibilità che sempre più sta entrando nella consapevolezza collettiva. In Sicilia, dove i siciliani incrociati per strada ad assistere alla Targa Florio non rappresentavano del tutto il campione ideale dei clienti Taycan, la maggior parte degli intervistati non si è detta contraria al mondo delle auto elettriche. Semmai non lo vede compatibile con le esigenze della quotidianità, ma questo è un fatto oggettivo che solo un’implementazione seria dell’infrastruttura potrà risolvere.

2021-Porsche-Taycan-Targa-Florio-02

L’esperienza della Taycan sulle strade di questa antica Sicilia, tra saline e Madonie, racconta di un mondo nuovo potenzialmente allineato alla bellezza della natura. Di un modo nuovo di guidare, fatto di nuove attenzioni, trucchi e furbizie da applicare per risparmiare energia dove non serve sprecare (e i saliscendi di quest'isola - varia sì, ma mai schizofrenica - aiutano). Per tenere la tensione giusta dove le strade ti faranno divertire di più. Questa guida parla di recupero di energia in discesa. Col piede destro fai ancora miracoli e se prima erano solo cavalli e consumi, oggi, con la dovuta attenzione, può anche ricaricare. Ma questo, per chi conosce le auto elettriche, è cosa nota. Più importante sapere che una nuova forma di piacere di guida può esistere; come testimonia l’impegno di aziende come Bosch (nostro partner dell’iniziativa) che stanno investendo perché il mondo nuovo sia più efficiente e sicuro di quello che progressivamente abbandoneremo. E che portare le auto elettriche nei luoghi della passione ‘vera’ potrebbe aiutare a scardinare alcuni luoghi comuni di cui i social amano impestarsi.

Essere alla Targa, che per le oldtimer è una gara di regolarità fatta di pressostati, tempi rispettati e andature poco rispettose di vecchie glorie nate per andare, be', ti fa venire un pensiero stupendo, quello di immaginare la 'Cursa' di domani come una festa a base di elettriche e classiche. Spunto, prontezza e frenata delle auto 3.0 si sposano perfettamente con questo sport giocato in punta di fioretto, come una partita a scacchi con l'acceleratore. E finita la prova speciale, a emissioni zero, solo piacere di guida. Tra panorami, mangiate e selfie vista mare. Come Targa comanda.

COMMENTI

  • Ma qualcuno si chiede che fine faranno le montagne di batterie esauste che dovremo smaltire in qualche modo?
  • Gli autori hanno probabilmente bevuto troppo Marsala prima di scrivere. E comunque rilevo, con assoluta certezza, che non scrivevano certe fesserie quando i loro scritti erano ospitati da una rivista che inizia con “Top” e finisce con “Gear”. Opportunismo?
  • Non concordo affatto con il passaggio degli autori "E che portare le auto elettriche nei luoghi della passione ‘vera’ potrebbe aiutare a scardinare alcuni luoghi comuni di cui i social amano impestarsi." I social amano impestarsi? A me pare che la gente semplicemente segnali quali sono le difficoltà dell'affermarsi di un modello di sviluppo, quello elettrico che si vorrebbe (per ragioni di business, più che ambientali) immediato ma che attualmente è, salvo casi particolari, del tutto insostenibile ed irrealistico. Cari signori, un po' di rispetto per i lettori, grazie!
  • Articolo entusiasmante. Le sportive elettriche permettono di ricaricare in frenata. E' una cosa bellissima! Nelle auto termiche le accelerazioni improvvise nelle strade di campagna si trasformano in calore e polveri sottili. Qui invece si recupera energia. Io ho solo un'utilitaria elettrica, ma dopo anni mi è tornata la voglia di guidare. Chi non la possiede non può capire.
  • Posso comprendere la linea editoriale palesemente filoelettrica, ma mi permetto di ribadire: in che mondo vivete? In una continua utopia filoletteraria? La realtà dell'automobilista medio racconta storie ASSAI differenti. La penalizzazione sistematica ed accanita dei carburanti fossili, scaricata peraltro interamente sulle nostre tasche, e lo spostamento forzato della domanda imponendo "ex abrupto" una offerta non adeguata alle possibilità medie produrrà un mercato automobilistico totalmente "dipendente" da incentivi governativi - visti i costi esorbitanti della pressoché totalità dei modelli elettrici, probabilmente discriminatorio verso quelle zone più "povere" e meno trendy - dove il reddito pro-capite e la difficoltà di implementazione di reti distributive renderanno davvero complicato muoversi autonomamente. In un paese dove in troppe zone sono praticamente non fruibili i mezzi pubblici (ad esempio, nel viterbese). Perché questo conclamato asservimento alle case automobilistiche ed alle loro strategie di marketing?
  • Una leggerissima (ed ennesima) marchetta a quanto è figo l'elettrico. Giusto il paragone col green pass: l'auto elettrica aumenterà i costi e la complicazione, impedendoti di fare le cose che fino a ieri facevi normalmente.