Industria e Finanza

Stellantis
Nel terzo trimestre calano le consegne, ma i ricavi tengono

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Nel terzo trimestre calano le consegne, ma i ricavi tengono
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La crisi dei chip fa sentire i suoi pesanti effetti sulle attività commerciali del gruppo Stellantis: nel terzo trimestre, le consegne globali sono calate del 27% rispetto al pari periodo dell’anno scorso, fermandosi a 1,131 milioni di unità. Tuttavia, i ricavi hanno subito una flessione decisamente meno pronunciata grazie al miglior mix di prodotto e all’andamento positivo dei prezzi.

Il peso della crisi. In particolare, la contrazione delle consegne è direttamente legata alla scarsa disponibilità di prodotto causata dalla carenza di semiconduttori: nel trimestre, il gruppo ha perso volumi produttivi per circa 600 mila unità, pari a circa il 30% della produzione pianificata per il periodo, mentre l’inventario (di proprietà e dei concessionari) contava, alla fine di settembre, 689 mila unità, quasi la metà degli 1,256 milioni al 31 dicembre scorso. I ricavi, però, sono scesi solo del 14% a 32,6 miliardi di euro. Il direttore finanziario Richard Palmer ha attribuito la forte differenza dei tassi di declino tra consegne e fatturato a una combinazione di fattori: "I ricavi netti di Stellantis nel terzo trimestre riflettono il successo della combinazione dei recenti lanci di veicoli, che includono le nuove offerte elettrificate, con importanti iniziative commerciali e industriali intraprese dai nostri team in risposta agli ordini inevasi di semiconduttori". Nello specifico, Palmer ha fatto riferimento al debutto di nuovi modelli quali DS 4, Jeep Grand Cherokee L, Opel Mokka e Peugeot 308 (a settembre sono state lanciate sul mercato anche le Wagoneer e Grand Wagoneer e sono state presentate la nuova Jeep Grand Cherokee e la prima Grand Cherokee 4xe elettrificata).

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Sorpresa Maserati. Entrando nel dettaglio dei dati presentati dal costruttore euro-americano, che dalla sua nascita si limita a pubblicare solo consegne e ricavi trimestrali senza fornire indicazioni sulle altre componenti del conto economico, emerge un quadro di forte sofferenza per alcune regioni operative, a partire dall’Europa, anche se non mancano delle sorprese. Infatti, la Maserati ha registrato una crescita delle consegne del 18% a circa 5.800 unità e dei ricavi del 31% a 514 milioni anche grazie al contributo della nuova MC20. Ovviamente l'apporto della Casa del Tridente è ancora esiguo rispetto ad altre business unit del costruttore, ma i tassi di crescita rappresentano un chiaro segnale di rilancio per l’azienda modenese. 

In Europa le maggiori difficoltà. In ben altra situazione si trovano le varie regione operative, a partire da quelle che forniscono i maggiori contributi economici. Il Nord America, per esempio, ha subito un calo delle consegne del 29% a 394 mila unità, anche per lo stop definitivo alla produzione delle Dodge Grand Caravan e Journey, mentre i ricavi sono scesi del 16% a 18,6 miliardi. Va peggio in Europa: a fronte di consegne in contrazione del 36% a 470 mila, il fatturato ha perso il 21% a 14,8 miliardi. In calo, ma meno pronunciato, sono anche i risultati di Medio Oriente & Africa (-22% le consegne, -10% i ricavi) e di Cina, India & Asia Pacifico (-23% per entrambi gli indicatori). 

Le prospettive. Quanto ai prossimi mesi, predomina ancora l’incertezza determinata dalla particolare situazione dell’intera filiera delle forniture. Il gruppo, di conseguenza, ha rivisto al ribasso le proprie stime annuali sull’andamento dei mercati di riferimento con un netto taglio delle previsioni rispetto al primo semestre: il Nord America passa dal +10% a +5%, il Sud America dal +20% al +15%, l'Europa dal +10% al +5%. Restano invariate le indicazioni per India e Asia Pacifico (+10%) e per la Cina (+5%) mentre salgono solo quelle per il Medio Oriente e Africa, dal +15% al +20%. I vertici aziendali hanno comunque confermato l’obiettivo di chiudere l’anno con un margine operativo di circa il 10% "nonostante persista una scarsa visibilità sull’approvvigionamento di componenti" e a condizione che "che non vi sia un ulteriore deterioramento nelle forniture di semiconduttori e che non vi siano altri lockdown in Europa e negli Stati Uniti".

Lievi progressi. Al momento non è comunque previsto un peggioramento della crisi dei chip. "Non abbiamo la visibilità che vorremmo, ma a settembre e a ottobre abbiamo assistito a una stabilizzazione e visto qualche progresso. Dunque, ci aspettiamo un lieve e progressivo miglioramento nel quarto trimestre", ha spiegato Palmer. "La carenza di semiconduttori continua a impattare l'industria a livello globale ma stiamo lavorando per rendere minimo il suo impatto". A ogni modo, non bisogna dimenticare come il settore si aspettasse miglioramenti dal secondo trimestre e non certo il drastico peggioramento riscontrato da luglio. Di certo, la crisi dei semiconduttori ha determinato  consistenti perdite produttive. Anche per questo - ha sottolineato il direttore finanziario - "i ricavi dell'esercizio 2021 potrebbero essere un pò più bassi delle stime. La stima è di 150 miliardi o anche più bassa" mentre la "situazione del free cash flow risulta sotto controllo grazie a un portafoglio ordini molto buono in Europa e negli Usa". Quanto al 2022, "al momento la visibilità non è grande e non posso dare indicazioni sui volumi del prossimo anno. Avremo un'idea migliore di come sarà il 2022 a fine 2021", ma "con la volatilità della catena di approvvigionamento, non credo che ci sarà un grande aumento dei volumi", ha concluso Palmer.

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