Attesa da tempo, è finalmente arrivata la versione turbodiesel della suggestiva berlina nordamericana, spinta da un quattro cilindri common rail derivato dal collaudato "2200" Mercedes.

Grazie a questo motore si dissolvono molte perplessità emerse nelle prove delle sorelle a benzina, che avevano proprio nei propulsori di 1.6 e 2.0 litri il loro punto debole: poco potenti in relazione alle dimensioni dell'auto e assetati di carburante.

Del "2.2 CRD" si apprezzano la notevole elasticità, che consente di riprendere con disinvoltura in tutte le situazioni, la vivacità, il temperamento e i bassi consumi. Anche se, a onor del vero, le percorrenze non sono tali da porre questa "PT Cruiser" nella parte alta della classifica delle più parsimoniose.

Buono il confort, favorito dalla taratura turistica delle sospensioni, che però lavorano in modo soddisfacente anche sullo sconnesso riuscendo a isolare l'abitacolo, peraltro ben insonorizzato, dalle sollecitazioni prodotte dalle irregolarità della strada.

La comodità, però, si paga sul piano del comportamento dinamico che, complice lo sterzo impreciso e poco progressivo, non si addice certo alla guida sportiva. Un vero peccato, perché il cambio si presta bene anche alla selezione veloce delle marce.

Della radicale trasformazione della vettura, che fa del motore addirittura uno dei punti di forza, hanno evidentemente tenuto conto gli uomini del marketing. Il prezzo della versione a gasolio, infatti, è meno concorrenziale rispetto a quello dei primi esemplari equipaggiati col due litri a benzina.