Puoi darti da fare quanto vuoi, puoi fare ricorso a tutta la tua sensibilità, ma la Clubman non te la darà vinta. È più lunga di 24 centimetri, il passo è cresciuto di otto e pesa cento chili in più, ma si lascia guidare come tutte le Mini che hai guidato fino a questo momento. Una banalità, in apparenza, che però è il più grosso complimento che si possa fare alla Clubman.

Per i passeggeri anteriori non c?è nulla che non sia già stato visto, perché i posti davanti sono un copia-incolla dalla Mini a tre porte, nel bene e nel male. Dal montante centrale in avanti, invece, comincia tutto ciò che trasforma una semplice Mini in una Clubman, a partire dal piccolo sportello presente soltanto sul lato destro della vettura. Non si tratta di una vera e propria porta, ma basta e avanza per rendere piuttosto agevole l?accesso ai sedili posteriori.

Già, i sedili posteriori, perché la vera notizia è che sulla Clubman ci si sta in quattro, senza problemi. La Casa, in un impeto di ottimismo l?ha omologata addirittura per cinque, ma questa possibilità vale la pena di tenersela in serbo per occasioni, diciamo così, d?emergenza. L?impegno dei progettisti è evidente pure per lo spazio dedicato ai bagagli, anche se i risultati non sono altrettanto brillanti: 234 litri misurati a partire dal fondo del bagagliaio (una spanna sotto il bordo di carico), che quindi diventano ancora meno se si utilizza il piano di carico rialzato, che elimina ogni soluzione di continuità tra il bordo d?ingresso e il piano di carico stesso.

L?operazione fotocopia, alla Mini, l?hanno fatta anche per la meccanica. E non è altro che un bene, perché, tra motori e telai, è difficile trovare in circolazione qualcosa di più riuscito (leggi divertente). Come s?è detto in apertura, la Clubman si guida che è uno spettacolo, con i tre motori (che sono poi tutti quelli disponibili per questa Mini) che le conferiscono altrettanti caratteri: morbido e pastoso (Cooper), vivace (Cooper D) e sportivo (Cooper S).

In un confronto così stretto, il 1600 aspirato è quello che fa più fatica a emergere. Non che gli manchino le qualità, tutt?altro, ma il turbobenzina e il turbodiesel sono due primi della classe. La Cooper S è disponibile, pronta, reattiva e prende i giri con una facilità entusiasmante in tutte le situazioni. Merito dell?iniezione diretta (oltre che del turbo), ma anche delle marce corte e ravvicinate. Il tutto, con consumi che non diventano mai preoccupanti. La Cooper D sciorina le stesse qualità, nell?ordine inverso: qui le maggiori soddisfazioni vengono dalle richieste di gasolio, ma i 110 cavalli (e soprattutto i 240 Newtonmetri) sono sempre pronti a mantenere intatta l?immagine dinamica della Mini.

Nell?accostarle con la Cooper da 120 cavalli, non va dimenticato che quest?ultima, nel nostro caso, era dotata del cambio automatico: si rinuncia a qualche decimo nelle prestazioni e si deve accettare qualche decilitro in più nei consumi, ma ci si assicura una facilità di guida davvero interessante.