L'ultima "Discovery" è stata rinnovata rispetto alla precedente per renderla più attuale e competitiva. Abbiamo scoperto quanto sia migliorata la voluminosa fuoristrada britannica impegnandola in un "coast to coast" di 700 km, lungo i tratturi e le mulattiere che uniscono Civitavecchia, sul Tirreno, a Pescara, sull'Adriatico.

Sul fondo duro, il lavoro delle sospensioni è eccellente e garantisce un adeguato confort e una buona motricità. Ma se anche una delle ruote dovesse perdere aderenza, ci pensa l'elettronica a ridistribuire adeguatamente la coppia. Ed è sempre l'elettronica a venire in aiuto (ordinando alle sospensioni pneumatiche di alzare la coda) nel caso in cui la parte posteriore si trovasse a strisciare contro il terreno.

Nella dotazione di serie della "Discovery" c'è anche l'HDC, un dispositivo che, utilizzando le componenti dell'Abs, regola la velocità del veicolo nelle discese più impegnative, senza intervento da parte del guidatore.

Tra i limiti della off-road inglese, la scarsa agilità in manovra e la sensibilità al vento laterale. Un po' difficoltoso anche lo spunto da fermo. Il generoso turbodiesel, non di ultimissima generazione, è stato rivisto e ha guadagnato un po' di brillantezza, come dimostrato dalle rilevazioni del nostro centro prove, ma resta pigro ai bassi regimi.

Passi avanti, invece, sono stati fatti per quanto riguarda l'impianto frenante: gli spazi d'arresto, benché ancora un po' al di sopra della media nella categoria, sono più bassi e il comportamento risulta in generale più equilibrato.