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È cambiata senza perdere la sua originalità

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La BMW X6 sarà stata pure l’auto sbagliata al momento sbagliato, ma alla fin fine in sei anni abbondanti ne sono state vendute 250 mila. Ora è pronta la seconda generazione, nuova fino all’ultimo bullone, che ripropone la stessa carica di originalità dell’antenata, a cominciare da quella sottile incongruenza che rappresenta la sua essenza più intima, ciò che la rende inutile o irresistibile secondo i punti di vista. In effetti è difficile trovare argomenti validi per consigliare l’originalità della X6 piuttosto che la praticità della X5, la sorella un po’ gemella. Non pesano più di tanto neppure i 5 o 6 mila euro di differenza, anche considerando le cifre in ballo: il nostro esemplare arriva poco oltre quota 100 mila.

Di tutto, di più. La X6 continua a essere un incrocio tra una Suv, una coupé e una berlina di alto bordo. Se poi ci vedete dentro dell’altro, non abbiamo dubbi: avete ragione pure voi. Un melting pot stilistico dove la linea di cintura funge da cerniera, fra il sotto, con tutta l’imponenza della sport utility, e il sopra, dove prevalgono i tratti più atletici, che culminano nella zona posteriore del padiglione, con la linea del tetto spiovente (unico neo per l'abitacolo in termini di spazio). È ovvio che la X5 offre di più, bagagliaio compreso, ma la X6 ora si domostra abbastanza versatile per la maggior parte delle occasioni, tanto più adesso che è stato definitivamente accantonato lo snobismo delle origini, che prevedeva quattro soli posti a sedere. Se avete già guidato una BMW, inoltre, tutto vi apparirà fin da subito molto familiare, a cominciare dal classico posto di guida, a cui si aggiunge il tocco di originalità dei due paraginocchia sul tunnel. La plancia è la copia conforme di quella della X5. Nel cruscotto spicca la strumentazione virtuale, che fa perdere qualcosa sotto il profilo del romanticismo, con i movimenti delle lancette non sempre fluidi, ma, all’atto pratico, non si avvertono differenze, perché la leggibilità è ottima in tutte le situazioni di luce. In più, sono ampiamente riconfigurabili: ogni modalità di guida (Comfort, Sport, Eco pro) prevede un layout specifico, in termini sia di grafica sia di indicazioni. E proprio qui, nella zona tra tachimetro e contagiri, non sarebbe stato male spostare qualcuna delle mille funzioni che sono invece concentrate nello schermo centrale: mappa del navigatore, schermata del Night vision, xDrive Status (indicazioni su trazione e inclinazione del corpo vettura), telecamere, multimedia, Bluetooth. Che non si possa avere tutto insieme è scontato, ma, per quanto lo schermo possa essere diviso in due zone, finisce sempre che le scelte hanno il sapore della rinuncia.

Come va. Parlare di sportività quando la bilancia supera di slancio le due tonnellate, può far sorridere. Ma il risultato c’è, diciamolo subito, e la X6 vi ricorda di non essere né piccola né leggera soltanto quando si comincia a darci dentro davvero. I numerosi dispositivi elettronici (alcuni di serie, altri no) lavorano incessantemente e, tra questi, ha un ruolo di spicco il Dynamic performance control, che ripartisce in maniera asimmetrica la coppia sulle ruote posteriori. Si tratta di un torque vectoring, in termini scientifici: quando si curva, la ruota esterna riceve maggiore coppia e ciò aiuta a rendere la X6 manovriera quanto non sarebbe lecito attendersi da una Suv (per quanto convinta di essere imparentata con una coupé). Di base, il Dpc funziona sulla falsariga dell’Esp: modificare la traiettoria della vettura applicando forze diverse alle ruote. Con un paio di differenze non da poco: utilizza la coppia del motore anziché quella dei freni e s’interessa al piacere della guida piuttosto che alla pura sicurezza. Nella quale ha comunque un ruolo, in taluni casi. L’elettronica riesce a far convivere tutto ciò che s’è detto finora con un confort più che apprezzabile: una dote imprescindibile per quella che, più d'ogni altra cosa, rimane un’auto lussuosa ed esclusiva. Le enormi gomme da 20 pollici (per di più runflat) non digeriscono perfettamente le sconnessioni cittadine, ma ciò non toglie che la X6 sia sempre comoda e gratificante. Pregio al quale contribuisce anche il sei cilindri in linea, che resta sullo sfondo persino quando si mette giù tutto: i suoi 258 cavalli fanno miracoli per annichilire le due tonnellate, ma non sempre ci riescono. Il tre litri turbodiesel, grazie pure alla perfetta sintonia con l’otto marce automatico, è corposo e bello pieno in tutte le situazioni, anche se, nello scatto a bassa velocità, ci vorrebbe qualcosa in più per onorare al meglio i desideri di sportività di questa BMW.

In sintesi. Nessuno stravolgimento, nessun cambiamento di rotta: la seconda generazione della X6 rappresenta la naturale evoluzione del modello originale. Se la Suv tedesca fatica un po’ a dimostrare di essere tutta nuova come in realtà è, in fondo non si tratta di un problema, perché il suo compito è un altro: aggiornare (senza stravolgerla) un’idea nata ormai sette anni fa. A proposito d'irrazionalità, vale la pena di sottolineare che la X6, alla fin fine, è meno illogica di quanto si potrebbe credere. Certo, è meglio non tirarla in ballo se si deve trasportare un trumeau Luigi XV. D'altra parte, per chi acquista un'auto così, lo scarso spazio per i passeggeri posteriori e la ridotta versatilità del bagagliaio possono anche non rappresentare una questione fastidiosa. In più, si è ripagati da un modo di stare sulla strada che magari è diverso da quello di una sportiva vera (non foss’altro che per la massa e le dimensioni del corpo vettura), ma che di sicuro non ha nulla in comune con la vaga e imprecisa morbidezza di una sport utility.

Alessio Viola
(Prova su strada ripresa da Quattroruote di febbraio 2015)

Pregi e difetti

BMW X6 (F16/86)

X6 xDrive30d 258CV Extravagance

Pregi

Qualità di guida. Gustosa, efficace reattiva. La vera sportività è un'altra cosa, ma la X6 sa farsi perdonare le due tonnellate, che pure, qua e là, si fanno sentire.

Atmosfera di bordo. I lunghi viaggi sono un vero piacere. Il merito è anche dei sedili Confort, peraltro optional (a ben 2.300 euro).

Difetti

Abitabilità. In realtà il problema è circoscritto: lo scarso spazio sopra la testa di chi siede dietro. Per il resto, c'è tutto ciò che serve su una Suv di cinque metri.

Visibilità posteriore. Il lunotto ha una funzione ornamentale, o poco più: altezza e inclinazione lo rendono poco utilizzabile. E anche il tre quarti è più che perfettibile.

Velocità

Massima

Accelerazione

0-100 km/h
400 da fermo
1 km da fermo

Ripresa

(a min/max carico)

70-120 km/h
1 km DA 70 km/h

Frenata

100 km/h a minimo carico

Percorrenza media e Autonomia

STATALE
AUTOSTRADA
CITTÀ
BMW X6 xDrive30d 258CV Extravagance
223,106 km/h
BMW X6 xDrive30d 258CV Extravagance
6,5 s
14,8 s
27,7 s
BMW X6 xDrive30d 258CV Extravagance
7,0/7,4 s
25,6 s
BMW X6 xDrive30d 258CV Extravagance
42,4 m
BMW X6 xDrive30d 258CV Extravagance
10,6 km/l
11,0 km/l
8,3 km/l
LEGENDA
  • N.P. - Rilevazione non possibile
 
Posto guida
Plancia e comandi
Strumentazione
Climatizzazione
Visibilità
Finitura
Accessori
Dotazioni di sicurezza/Adas
Abitabilità
Bagagliaio
Confort
Motore
Accelerazione
Ripresa
Cambio
Sterzo
Freni
Consumo
BMW X6 xDrive30d 258CV Extravagance
È cambiata senza perdere la sua originalità

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