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Stellantis
Stallo sul destino di Ellesmere Port, si aspettano impegni da Londra

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Stallo sul destino di Ellesmere Port, si aspettano impegni da Londra
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Il destino della fabbrica automobilistica di Ellesmere Port, nel Nord dell’Inghilterra, rimane avvolto dall’incertezza. Negli ultimi giorni si sono susseguite molte indiscrezioni di stampa sul futuro dell’impianto inglese del gruppo Stellantis: testate autorevoli hanno parlato di un’imminente chiusura e altre di una decisione ancora lontana nel tempo. Di certo, la situazione sembra ben più complessa rispetto a quanto indicato da Carlos Tavares oltre un mese fa in occasione della sua prima conferenza stampa da amministratore delegato del costruttore frutto della fusione tra la Fiat Chrysler Automobiles e la PSA. Il manager portoghese aveva annunciato una scelta, tra la chiusura e nuovi investimenti, nel giro di poche settimane. Al contrario, la decisione sta facendo attendere e non è detto che arrivi in tempi stretti.

I numeri di Ellesmere. Eppure la questione Ellesmere Port è da tempo sul tavolo di Tavares. Da anni ormai si parla di un ridimensionamento o di una dismissione per alcune caratteristiche specifiche dell’impianto, a partire da una produzione mono-prodotto (la Vauxhall Astra) destinata sostanzialmente al solo mercato britannico. Il suo destino è sempre stato legato dal dirigente lusitano alla Brexit e soprattutto agli esiti dei negoziati tra Londra e Bruxelles sui futuri rapporti commerciali. Negoziati che si sono conclusi con un compromesso che evita l’imposizione di tariffe commerciali ma obbliga le aziende a sottostare a un sistema di quote in termini di produzioni locali, soprattutto per batterie e veicoli elettrici, e a redigere molti più documenti burocratici rispetto al passato. Nulla che non possa essere superato da grandi organizzazioni: lo dimostra la decisione della Nissan di confermare il suo impegno a Sunderland. Tuttavia, lo stabilimento della Casa di Yokohama è decisamente più grande di quello di Ellesmere: poco meno di 7 mila dipendenti contro circa mille e una produzione nel 2019 vicina alle 350 mila unità, a fronte di quasi 60 mila. I numeri, dunque, non rendono sostenibile l’attuale struttura. Per questo i sindacati hanno più volte chiesto investimenti per una riconversione all’elettrico che prepari l’impianto al divieto di vendita di auto endotermiche annunciato dal governo di Londra per il 2035.

Trattative in corso. In tal senso, alcune ricostruzioni di stampa parlano di diverse opzioni sul tavolo di Stellantis, tra cui non solo la chiusura tout court ma anche un futuro elettrificato. Del resto, il futuro bando ai motori termici ha già prodotto una serie di conseguenze: lo stesso Tavares ha rivelato lo stop a qualsiasi investimento su veicoli tradizionali in Gran Bretagna e l’avvio di un’analisi per verificare la possibilità di produrre vetture alla spina oltremanica per garantire un futuro a Ellesmere. È in questo quadro che rientrano le trattative in corso tra l’esecutivo di Boris Johnson e i dirigenti del gruppo proprio sul tema dell’elettrificazione. "Ci aspettiamo un eventuale impegno vincolante da parte del governo britannico nel prossimo futuro e agiremo di conseguenza. Nel frattempo non verrà presa alcuna decisione di investimento”, hanno fatto sapere da Stellantis per spiegare quanto sta avvenendo a un tavolo negoziale che ha perfino visto la partecipazione, in ben tre occasioni, del Segretario di Stato per gli affari economici, Kwasi Kwarteng. Il coinvolgimento di una figura apicale del governo di Londra dimostra quanto sia importante per Downing Street il tema dell’elettrificazione e le sue conseguenze sul tessuto industriale britannico. Del resto Londra non ha mai fatto mancare il suo sostegno all’industria automobilistica: nel 2017 la Toyota ha ricevuto un aiuto statale di poco più di 20 milioni di sterline per ammodernare, con un investimento complessivo di 240 milioni di sterline, il suo impianto di Burnaston, mentre la Nissan ha ricevuto le più ampie rassicurazioni nel pieno delle trattative sulla Brexit.  Tuttavia, non sono mancati annunci di chiusure non sempre legate solo all’uscita del Regno Unito dalla Ue. È il caso della Honda o della Ford e della loro decisione di chiudere impianti tra Swindon e Bridgend.

COMMENTI

  • Checché ne dica la proprietà e la stampa sarà un bagno di sangue con costi sociali altissimi.
  • Sicuramente che ora nel nascente gruppo Stellantis ci sia un eccessivo affollamento di impianti produttivi, marchi e modelli lo stiamo scrivendo in parecchi, almeno chi vede la situazione senza i paraocchi del tifoso, dunque qualche futura "sforbiciata" in ogni categoria temo sarà inevitabile. Qui si apre dunque l'asta al migliore offerente per mantenere aperti gli impianti nei relativi territori. Ora, posto che quelli francesi saranno difficilmente toccabili visto che il governo transalpino siede nel nuovo CdA, per gli altri sarà tutto da vedere, che quelli italiani costino troppo, Tavares lo ha detto chiaramente appena pochi giorni fa, ma per ragioni storiche credo che certe produzioni premium non potranno essere spostate fuori dallo stivale, il dubbio semmai sarà per i siti generalisti. Per il resto appunto inizierà la "questua" presso i vari governi, (o i singoli stati per gli USA), quello polacco ad esempio ha già iniziato a versare. La questione britannica poi è ulteriormente complicata dalla famosa Brexit, se le produzioni sono limitate al solo mercato interno (del resto li le auto hanno la guida a destra coi relativi componenti dedicati) i costi saranno difficilmente sostenibili quindi i primi tagli partiranno inevitabilmente da li, a meno che zio Boris non apra pesantemente il portafogli e allora la questione si sposterà nel paese successivo... attendiamo sviluppi....