Per Paul Frère, mica uno qualunque (ex pilota professionista e ora giornalista), la Lotus "Elise" è la sportiva "più appassionante dal punto di vista dinamico". Questione di leggerezza, più che di cavalli (il "1800 16V" sviluppa "solo" 130 kW-177 CV a 7800 giri/min), di distribuzione delle masse e di sospensioni, assetto, telaio. L'elogio alla spider inglese nasconde una critica, neppure tanto velata, alle lussuosissime gran turismo infarcite di pelle, legni pregiati e servomeccanismi, costrette a crescere continuamente con la potenza per compensare l'inarrestabile obesità. Difficile dagli torto, soprattutto quando una vettura come la "Exige", figlia dell'elaborazione corsaiola della "Elise", stacca tempi sul giro da far impallidire Ferrari, Porsche e compagnia bella.

In effetti, questa Lotus è un'auto da competizione adattata all'utilizzo stradale e l'unica altra vettura dello stesso tenore apparsa sui listini di "Quattroruote" è la leggendaria Lancia "Stratos". Eppure, al di là del comprensibile e condivisibile entusiasmo per queste automobili, è spontaneo chiedersi fino a che punto se ne possano apprezzare le spettacolari prestazioni sulle strade aperte al traffico, non fosse altro che per una semplice questione di buonsenso. Beh, la risposta è che si tratta di oggetti comunque gratificanti ed esclusivi (questa purosangue britannica costa un po' più di 100 milioni di lire), a prescindere dal tempo di accelerazione o dalla velocità massima. E se oggi la "Exige" è andata a ruba tra i collezionisti, dev'essere per forza così. O no?