Desolatamente relegato a comparsa sulle citycar, desueto da tempo sulle ammiraglie, sparito financo dalle vetture da competizione, il cambio manuale e la sua catena d'affetti (leva centrale e pedale della frizione, per l'esattezza) non hanno più ragione d'esistere. Lo si può affermare con accertata convinzione dopo aver guidato (pardon, pilotato) la BMW "M3 SMG II", dove la sigla sta per "Sequentiellen M Getriebe", cambio sequenziale "M".

Spieghiamo. Il primo punto da chiarire è che questa non è una "M3" automatica in senso tradizionale: a ogni cambiata la frizione s'innesta e si disinnesta, proprio come accade con un tradizionale cambio manuale. E come un cambio manuale si può selezionare il rapporto più opportuno (o quello ritenuto tale) tirando verso di sé una delle due levette poste dietro il volante.

Qual è la velocità di cambiata? Beh, dipende, perché la funzione "Drivelogic" consente di scegliere pure quella, entro sei valori predeterminati, dalla più lenta (utilissima per contenere l'esuberanza dei 343 CV del sei cilindri di 3.2 litri sui fondi a scarsissima aderenza) alla più rapida (fino a 80 millesimi di secondo), consigliata esclusivamente ai virtuosi del volante, dal momento che vi si accede soltando dopo aver disinserito i vari controlli di stabilità e di trazione.

Vi basti sapere che in questa modalità, ogni cambiata equivale a una fucilata sulla schiena e che in scalata questa si trasforma in una cannonata.

Le prestazioni in accelerazione ne risentono pochissimo: la "SMG" perde un centesimo di secondo nello "zero-cento" nei confronti della "M3" manuale. Ma in pista si è presa la rivincita, girando in 1'22"6, con un vantaggio di mezzo secondo al giro.