Dalle parti di Parigi, sono anni che promettono di far convivere le esigenze e i vezzi dei veri citroënisti con quelli, talvolta opposti, di chi una Citroën non l?ha mai posseduta. Beh, stavolta gli ingegneri francesi ce l?hanno fatta.

E il risultato non è un miscuglio di contraddizioni, tutt?altro: la C5 è cresciuta, sia nello stile sia nei contenuti. Partiamo dalle forme esterne, forse una delle maggiori "aperture" ai gusti di chi non è un fanatico della Casa francese. L?aria di famiglia è subito evidente, ma è ben visibile anche il sapiente lavoro di cesello per compiacere un pubblico diverso e, soprattutto, conquistare i patiti delle tedesche: corpo vettura più basso, finestrature più sottili, un cofano lungo e aggressivo.

La "germanizzazione" delle forme ha portato con sé anche un diverso approccio per quanto riguarda gli interni. Metro alla mano, non ci sono grosse differenze in termini di abitabilità, ma s?è persa quell?impressione di spaziosità che era tipica della vecchia C5. Più che altro una questione di sensazioni, che non modificano però la sostanza: sulla C5 si viaggia davvero comodi e larghi.

E se non è cresciuta nelle dimensioni, la nuova Citroën è comunque cresciuta in senso lato, che è poi la cosa più importante. È migliorata la qualità intrinseca dei materiali, ma anche la capacità di utilizzarli, di dar loro un tono.

Sul confort non c?è storia, davvero: la C5 rinverdisce i fasti che hanno trasformato in un luogo comune la comodità delle francesi e la nuova serie è un gran bel passo avanti anche rispetto alle C5 precedenti. È più silenziosa, più morbida, meglio disposta nei confronti dell?ostacolo, se si potesse dire.

Scegliete voi, tra gradini, rotaie, pavé o qualsiasi altro genere di sconnessione. Per la C5 non fa differenza. E poi la silenziosità, che assieme all?assenza di vibrazioni è ormai una tradizione per gli HDi. Questa versione gira sommessa a tutti i regimi e si lascia scappare qualche decibel di troppo soltanto intorno ai 2000 giri se l?acceleratore è premuto a fondo.

Dettagli, davvero, anche perché le due turbine presenti sotto il cofano non costringono molto spesso a dover affondare il piede destro. Il turbo più piccolo si fa già sentire intorno ai 1300 giri e si raccorda perfettamente con la turbina "grande", senza la minima soluzione di continuità. Il turbolag diventa un ricordo e ne guadagna la fluidità di marcia.

La C5 è una di quelle macchine dalle quali si scende senza fare una piega dopo un viaggio di 900 chilometri, capace di soddisfare anche i più esigenti in materia di gradevolezza, ma che non viene certo in mente se si parla di puro piacere della guida. È sicura, non sorprende mai con reazioni improvvise o inaspettate, ma neppure riesce a coinvolgere davvero chi sta al volante

In assoluto, comunque, la tenuta di strada non le manca e per ridurre un po' il rollio si può scegliere la modalità Sport, che rende più frequente il passaggio alla modalità più rigida delle sospensioni idrattive. Così, la C5 non arriva a "virare" piatta, ma i movimenti un po? più contenuti della carrozzeria rendono le traiettorie più precise.