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La prova della 3.0 TDI quattro Business Plus

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L'Audi Q7 è tutta nuova, non solo a livello di modernità progettuale e di compiutezza realizzativa, ma anche (e soprattutto) di capacità nel dire qualcosa di davvero originale. Ci riferiamo all'ergonomia, al radicale ripensamento dell'infotainment, a sistemi elettronici per la sicurezza che stupiscono per quantità e qualità. Temi che a Ingolstadt si sono presi la briga di non ripercorrere secondo gli schemi consueti.

Caratteristiche. Dal punto di vista estetico, la Q7 numero due potrà piacervi o lasciarvi tiepidi. Di sicuro, però, ha il pregio di avere un carattere suo proprio: i tratti tipici della Casa sono evidenti, ma non le impediscono di avere una personalità ben definita. Come dire che siamo lontani da quel modo di procedere che, in passato, ci avevano regalato varie Audi che sembrano pantografate l'una sull'altra. Rispetto alla sua antenata, poi, la nuova Q7 ha un'aria decisamente meno mastodontica e, anche in questo caso, il merito è del design, perché i pochi centimetri in meno nel corpo vettura non bastano certo per compiere il miracolo: ora la Suv tedesca è lunga 5,05 metri. L'abitacolo è a dir poco spazioso per persone e cose, con cinque posti inappuntabili per dimensioni e conformazione dei sedili e una terza fila che patisce, più che altro, il confronto con le prime due. In sé, infatti, si tratta di un paio di posti tutto sommato comodi, soprattutto se non si è più alti di 1,80 metri. Ciò che stupisce davvero sono, invece, le novità dal punto di vista dell'ergonomia, materia nella quale è evidente l'impegno profuso dagli ingegneri tedeschi, che si sono guardati bene dal ritrovarsi con una plancia costellata di tasti, tastini e manopole. Hanno optato per una via mediana, che rende tutto semplice grazie a un certo ordine generale e alla perfetta interazione con l'impianto multimediale. Il quale è solo un lontano parente di quello che un tempo chiamavamo navigatore satellitare: i suoi comandi sono parte integrante di quelli della vettura e il suo schermo, idealmente, si fonde senza soluzione di continuità con l'Audi virtual cockpit, la strumentazione digitale e riconfigurabile che caratterizza le Audi di ultima generazione.

E pure il prezzo è da ammiraglia: si parte alti e, con le solite paginate di accessori, non ci vuole molto a raggiungere livelli stratosferici, come testimoniano i quasi 100.000 euro dell'esemplare di prova. Rispetto al passato, la Q7 è un'altra storia anche quando la si guida. A badare alle bilance del Centro prove, il risparmio di peso non arriva ai 300 e più chilogrammi sbandierati dalla Casa, ma questo non toglie che i punti in comune con la Q7 che fu siano da cercare con il lanternino. A sensazione, i 2.406 chilogrammi in ordine di marcia sono difficili da percepire, perché quest'Audi è leggera, facile e risponde con grande vivacità ai comandi dell'acceleratore. Dietro al quale si nasconde l'ennesimo aggiornamento del tre litri a gasolio che da anni popola i cofani Audi. Stavolta il V6 ha 272 cavalli e si rivela morbido e silenzioso, al punto che potreste raccontare ai passeggeri che si tratta di un benzina, tanto gira rotondo e sommesso. Anche quando si sale con i giri, la situazione non cambia: i 600 Newtonmetri saltano fuori all'istante e regalano alla Q7 una gran bella capacità di accelerare. Il tutto, di nuovo, nel più perfetto silenzio, perché il motore, anche in alto, continua a sfoderare la medesima discrezione con la quale si era presentato all'inizio. Assieme al telaio, il TDI forma una coppia di tutto rispetto e regala alla Q7 una vivacità che non le era mai appartenuta.

Confort. Se soltanto si sceglie la modalità Dynamic, quest'Audi fa piazza pulita del suo passato: cambia direzione con rapidità, senza il minimo sforzo, e segue con precisione la traiettoria impostata. Un risultato al quale non sono estranee le ruote posteriori sterzanti, che, a seconda dell'andatura, amplificano la maneggevolezza o le doti dinamiche. Il vero punto di forza della Q7, però, è il confort, che raggiunge livelli davvero degni di nota in tutte le situazioni. L'esemplare in prova era aiutato dalla presenza delle sospensioni pneumatiche, che rendono una formalità qualsiasi genere di ostacolo: buche, tombini e ogni altro genere di sconnessione passano quasi inosservati sotto le ruote. Inoltre, in viaggio la silenziosità del motore si accompagna a quella del corpo vettura, che è molto ben isolato dal punto di vista sia aerodinamico sia del rumore di rotolamento dei pneumatici. In quest'abitacolo morbido e ovattato, i chilometri scivolano che quasi non ci si accorge e, a rendere rilassata la guida, s'impegnano anche i numerosissimi dispositivi elettronici dedicati alla sicurezza.

In sintesi. Della q7 delle origini non è rimasto granché. Certo, l'idea di base è ancora la stessa, ma la Q7 ha preso le distanze dal suo stesso passato e, tanto per cominciare, ha perso quelle dimensioni che riuscivano a non spaventare soltanto i clienti d'Oltreoceano. Con qualche centimetro in meno di lunghezza, il modo un po' ingombrante di stare sulla strada della sua antenata è soltanto un ricordo. Con la nuova Q7 bisogna riconoscere che il tentativo di portare a un livello ancora più alto l'integrazione dei sistemi d'infotainment è più che riuscito. La strumentazione digitale forma un unicum con lo schermo centrale e cura analoga è stata posta nel ripensare i comandi. Ultima, ma non ultima, la sicurezza: dalle parti di Ingolstadt non hanno tralasciato nessuno dei mille dispositivi elettronici oggi sempre più diffusi. Certo, molte di queste dotazioni sono a richiesta ed è (anche) così che il prezzo della vettura, già di base elevato, finisce per raggiungere livelli molto impegnativi. Ma chi ha la fortuna di potersela permettere, di sicuro non rimarrà deluso.

Alessio Viola
(Prova su strada ripresa da Quattroruote di settembre 2015)

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  • N.P. - Rilevazione non possibile
 
La prova della 3.0 TDI quattro Business Plus

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