In fondo in fondo, è sempre lei. Anche questa terza generazione della Mazda "MX-5", aggiornata, è migliorata nei contenuti tecnici, ma non ha messo da parte quello spirito che contraddistingue il modello fin dalla sua nascita, nel 1989. E così, in tempi di servomeccanismi e tetti di metallo, la "Mazdina" tiene pervicacemente fede alla sua capote di tela semplice semplice, che per aprirsi e chiudersi fa totale affidamento sulle braccia di chi è a bordo.

E allora, giù la capote e via, perché per capire appieno la "MX-5" bisogna assecondare le sua prorompente natura di spider. A una spanna da terra e con una posizione di guida che prevede gambe e braccia piuttosto distese, riesce difficile non farsi coinvolgere. Ai regimi medio bassi, il quattro cilindri "1800" risponde con una certa vivacità, una morbida "corposità" che sembrerebbe riservare grandi cose per la zona alta del contagiri. Invece, nulla: quando s'insiste sul pedale dell'acceleratore, la "MX-5", paradossalmente, ha molto meno carattere. I giri salgono, la velocità aumenta, ma il tutto accade in maniera non molto emozionante, complice anche una sonorità contenuta e poco "caratterizzata". D'altra parte, non è un caso se esiste anche un due litri da 160 CV.

Chiunque abbia posseduto questa Mazda non avrà certo dimenticato il cambio, con quella leva che rende un piacere ogni passaggio di marcia. E su quest'ultima generazione tutto è invariato: la leva, cortissima, ha movimenti secchi, precisi e l'escursione è così contenuta che si può passare da un rapporto all'altro con il solo movimento del polso.

Curve e controcurve, la "MX-5" è puro piacere di guida: lo sterzo, prontissimo e piuttosto preciso, dà la perfetta sensazione di quello che le ruote stanno facendo e le traiettorie diventano un problema tutto vostro. Come dire che, se le sbagliate, non potrete dare la colpa alla macchina: è che semplicemente non siete Schumacher. D'altra parte, con la "MX-5", l'umiltà è fondamentale. Non quando si va a passeggio, ovviamente, ma quando si decide di metterla alla prova su una strada ricca di curve.

A quel punto la Mazda diventa estremamente reattiva, molto nervosa, e richiede una mano ferma per tenere a bada un retrotreno che allarga con una certa decisione e senza grandi preavvisi. Divertente e un po' impegnativa, per chi ha il "manico". Impegnativa e difficile, invece, per i guidatori normali, che faranno bene, soprattutto sul bagnato, a non disinserire mai il controllo della stabilità, che è di serie.