La nuova "RAV4", profondamente rinnovata lo scorso anno, ci era piaciuta anche col motore a benzina. Diciamo "anche" perché quella Toyota un difettuccio, e nemmeno trascurabile, l'aveva mostrato proprio nel consumo di carburante, "ragionevolmente alto", in particolare nel ciclo urbano.

Ma ci era piaciuta per un sacco di altri motivi: guidabilità, assetto, confort e per quell'indefinibile sensazione di fluidità che si avverte non appena ci si mette in movimento. Ora la Toyota ha saputo sorprenderci con una "RAV4 D-4D" turbodiesel common rail eccellente (due litri, 85 kW-116 CV, Euro 3), sempre gradevolissima da guidare e adesso pure particolarmente parca nei consumi.

Si dice che la perfezione è di un altro mondo, eppure questa "RAV4 D-4D" ci si avvicina in maniera impressionante; non fosse che per la visibilità posteriore, penalizzata dai montanti posteriori massicci e dai poggiatesta, sarebbe arduo scoprirne i difetti, difetti veri s'intende. A meno di non voler considerare tale la modesta attitudine al fuori strada impegnativo.

La "RAV4" non nasce per sfidare viscide pendenze o per galleggiare sui deserti sabbiosi, quanto piuttosto per garantire la necessaria motricità in tutte quelle situazioni che si potrebbero presentare a chi fa un uso totale della propria auto.
Per lavoro e per svago.