La Hyundai i30 è la classica macchina da famiglia: una berlina moderna, dalla forma non troppo audace, per piacere un po' a tutti, e dai contenuti in linea con quelli proposti dalla concorrenza. Una delle tante cinque porte di medie dimensioni che popolano il listino del nuovo. Perciò, seppur spogliati da ogni pregiudizio nei confronti della produzione automobilistica coreana, viene spontaneo chiedersi: perché scegliere una "i30" piuttosto che un'altra vettura della stessa categoria? Soprattutto da quando il prezzo non è più così seducente come in passato. Ad esempio, la i30 1.6 CRDi Dynamic di questo servizio ha un prezzo di 20.841 euro. Quaranta in più di quello di una Peugeot 308 1.6 HDi FAP Tecno", che per dimensioni, prestazioni ed equipaggiamento è perfettamente sovrapponibile alla berlina coreana.

Comunque, se non ci fosse il prezzo a smorzare l'entusiasmo, si potrebbe mettere la i30 tra le medie più interessanti sul mercato. Sì, perché questa Hyundai è veramente piacevole da guidare. Non ne facciamo una questione di prestazioni assolute, quanto di sensazione. Due sono gli elementi che sorprendono fin da subito emergono in tutta la loro evidenza: l'assenza di vibrazioni e la silenziosità meccanica. Il common rail coreano non ha nulla da invidiare ai migliori turbodiesel di media cilindrata prodotti in Europa. Né sulla carta, dove esibisce cifre assolutamente rispettabili (115 CV a 4000 giri e 255 Nm a 1900 giri), né sulla strada, dove conferisce alla i30 una vivacità adeguata, anche viaggiando a pieno carico. Da non dimenticare, infine, che questa Hyundai è venduta con il filtro per il particolato compreso nel prezzo.

Le sospensioni hanno un taratura decisamente turistica, votata più al confort che alla guida sportiveggiante. Come peraltro sottolineano le caratteristiche dello sterzo, non particolarmente pronto e preciso: va bene per uno stile di guida normale, da buon padre di famiglia, più che per gli appassionati di curve e traiettorie. E in questo senso vanno pure le reazioni della macchina quando viene sollecitata da manovre d'emergenza, con l'Esp, di serie pronto a intervenire a ogni variazione improvvisa d'assetto, facilitando il recupero della traiettoria e del controllo della vettura.

L'abitacolo della "i30" è parecchio ampio. Più che una sensazione, è proprio una questione di misure e di organizzazione degli spazi. La plancia, per esempio, non incombe sulle gambe degli occupanti e ha un disegno lineare e semplice, con la console centrale che ospita tutti i comandi principali. In più, ci sono numerosi vani portaoggetti, per lo più chiusi da sportellini di plastica. E sotto il bracciolo centrale, la "i30" nasconde un ingresso aux e una porta Usb alla quale collegare un lettore Mp3 o una chiavetta di memoria: lodevole la sua presenza, ma il sistema legge il nome del file e non i "tag" appropriati. Col risultato, utilizzando un "iPod Shuffle" (gli altri non sono compatibili), di mostrare un codice anziché il nome del brano e dell'artista. Non è grave, ma è pur sempre un'occasione sprecata.

Il capitolo "note dolenti" si apre con la prestazione modesta dei freni, più che altro per gli spazi d'arresto un po' lunghi, rispetto ai nostri standard di riferimento. E un po' anche ai loro, visto che la cugina Kia "cee'd" ha fatto complessivamente meglio. Rispetto a quest'ultima, con la quale condivide il progetto di base, la i30 ha perso per strada pure il volante regolabile in profondità, una dotazione ormai diffusa anche nella categoria inferiore. Forse la Hyundai "i30" da comprare non è la "Dynamic" da 115 CV, ma una qualsiasi delle altre versioni. Un po' meno potenti, un po' meno accessoriate, ma con un prezzo di listino di diverse migliaia di euro più basso.