La Ssangyong Korando del passato era una vera e propria fuoristrada che, a seconda delle generazioni, somigliava più a una Jeep Wrangler o a una Lada Niva. Adesso s?è adeguata ai tempi ed è diventata una Sport utility: qualcosa di simile, nell?idea di base, a una Nissan Qashqai o a una Mitsubishi ASX.

Com'è fatta. Per disegnare la Korando del terzo millennio, alla Ssangyong si sono affidati alla matita di Giugiaro, che ha realizzato un corpo vettura piuttosto gradevole. Con i suoi 4,41 metri di lunghezza, il suo punto di forza è lo spazio: anche persone più alte della media non rischiano di toccare il soffitto con la testa, così come i passeggeri posteriori godono di un certo agio per le gambe e riescono a stare in tre senza troppi sacrifici. La capienza del bagagliaio non è certo straordinaria: la Casa dichiara ben 486 litri, ma col nostro sistema delle palle da tennis ne abbiamo rilevati soltanto 344. Il divano posteriore non scorre e bisogna accontentarsi di ribaltare i sedili. Non è semplice trovare la miglior posizione di guida: il più delle volte bisogna "stare sotto" con le gambe o, viceversa, guidare con le braccia un po? troppo distese. La colpa è principalmente del piantone, le cui regolazioni non sono ampie né in altezza né in profondità.

Dotazione. Detto questo, complici la buona visibilità in marcia e i comandi tutti a portata di mano, la Sport utility coreana regala una grande facilità di guida in tutte le situazioni; curiosa solamente la posizione del tasto per azzerare il contachilometri, insolitamente al centro della console, accanto all?orologio. La dotazione è di buon livello e vale solo la pena di sottolineare che la Korando segue una filosofia tipicamente orientale: vari allestimenti (due, in questo caso) e nessuna dotazione a richiesta, se non la vernice metallizzata. L?esemplare della nostra prova è una Classy, versione top. Tutto questo, però, non basta per rendere l?auto davvero lussuosa: il design della plancia piuttosto severo e i materiali plastici, di buona qualità ma poco appaganti alla vista, la tengono un gradino sotto la miglior concorrenza, sia europea sia orientale.

Prestazioni. Il propulsore, il primo turbodiesel interamente progettato e prodotto dalla Casa coreana, va davvero bene. Potente e omogeneo, sale di giri senza il minimo sforzo, con una vivacità che fa dimenticare i 1.827 chilogrammi in ordine di marcia. L?unico suo difetto è la rumorosità, anzi l?assenza di insonorizzazione. Prestazioni brillanti, comunque, con uno "0-100" da soli 9,3 secondi, grazie anche ai 360 Newtonmetri di coppia che rendono il motore piuttosto elastico. Il cambio non è un granché: gli innesti sono precisi ma contrastati. Se le decelerazioni su asfalto asciutto non sono straordinarie, la Korando ripaga con una buona resistenza dell'impianto frenante e una grande efficacia nelle situazioni più difficili. Per fermarsi da 100 km/h sul bagnato, con due ruote sull?asfalto e due sul marmo che simula il ghiaccio, ha bisogno di poco meno di 90 metri. E, in più, non richiede al pilota di correggere la traiettoria. Per quanto riguarda i consumi, in media si fanno 10,7 chilometri con un litro di gasolio.

Su strada. Le buone doti del telaio renderebbero la Korando piuttosto piacevole da guidare, ma bisogna fare i conti con uno sterzo che non è altrettanto gradevole: la precisione è poca, ma la cosa che dà più fastidio è la mancanza di prontezza del comando. La piacevolezza di guida e la buona capacità di assorbire gli avvallamenti sono comunque ottimi presupposti per il confort. Peccato, invece, per il già citato neo dell'insonorizzazione.