Questa non è una prova come le altre, ma una vera sfida fra le tre piccole più ambite del momento. La Citroën DS3 è la new entry, bella, intrigante, originalissima. La MiTo non è più una novità, ma la Quadrifoglio Verde, spinta dall'innovativo turbo MultiAir, è davvero speciale. La Mini è la bestseller, un'icona nella storia dell'automobile. Potenti, veloci, tecnologiche, assolutamente alla moda, sono auto che piacciono ai giovani, ma anche a chi non ha più 20 anni ed è alla ricerca di emozioni, ricordi o, semplicemente, del piacere della guida. Ma qual è la migliore? Difficile dirlo. Da qui l'idea di questa prova diversa dal solito, un po' sopra le righe.

Alfa: ipertecnologica. La MiTo, in questa versione Quadrifoglio Verde, sfodera un assetto ribassato con cerchi bruniti, dietro i quali s'intravvedono le pinze rosse dei freni. L'aspetto è cattivo a sufficienza, anche se i due terminali di scarico sono miserelli, sottotono. L'abitacolo è quello solito con i sedili di pelle, ben realizzati e avvolgenti, mentre la pedaliera ha gli inserti di metallo per una migliore sensibilità. Sul tunnel spicca il cursore del Dna con i soliti tre set-up, con la novità che, sulla Quadrifoglio verde, qui il agisce anche sulla taratura delle sospensioni.

Citroën: l'originale. Non c'è soltanto design, ma tanta sostanza, a cominciare dal motore turbo, lo stesso della Mini ma con potenza più bassa (156 CV). Sulla DS3 l'impostazione è un po' più turistica; si sta seduti cinque centimetri più in alto che sulla MiTo con il volante leggermente inclinato. I sedili, però, sono ben conformati e molto comodi anche nei viaggi lunghi. Nessun particolare sistema elettronico, se si eccettua l'Esp (disinseribile), ma un sano assetto sportivo.

Mini: il riferimento. A prescindere dall'allestimento speciale 50 Camden (realizzato per festeggiare i 50 anni di questo modello), la novità più saliente della Cooper S riguarda il motore, che guadagna altri 9 CV (da 175 a 184). Con i suoi soli 1.294 kg (con pilota, pieno di carburante e strumenti) fanno sette chili tondi tondi per cavallo. La Mini, dunque, in questa sfida parte avvantaggiata sul piano delle prestazioni, ma il secondo e mezzo rifilato alla DS3 e i quasi tre inflitti alla MiTo sul giro cronometrato della nostra pista Handling non sono soltanto questione di motore.

In pista. Per capire meglio come si comportano le tre auto, abbiamo suddiviso la pista Handling in tre parti, con relativi intertempi. La prima mette a fuoco la parte più veloce del tracciato. Si esce dal tornantino (nord) in seconda ed è importante riuscire a mettere a terra tutti i cavalli, lasciando scorrere l'auto sul bordo della pista. E poi, terza e quarta, fino alla prima curva a sinistra, che si fa praticamente in pieno. Qui la Mini arriva più veloce (merito del motore), ma è anche terribilmente efficace in curva, che riesce a percorrere a circa sei chilometri orari in più, con punte di g laterale di 1,08. Nella seconda curva a destra è ancora la più veloce, mentre nella terza - la più stretta - deve lasciare il passo alle due rivali.

Danza fra i cordoli. È però nel misto stretto che la Mini gioca le carte migliori. Imbattibile quando c'è da danzare tra i cordoli, imposta e segue le traiettorie con un'agilità sconosciuta alle altre due. Malgrado la generosa disponibilità di cavalli, permette di dare gas con un certo anticipo anche in uscita dalle curve strette e di fruire di tutta la potenza in gioco, complice l'ottimo accordo col cambio. Altrettanto piacevole, ma meno disinvolta, la DS3. Il suo motore è vivace, ma non altrettanto fruibile. La francese deve fare i conti anche con un lieve sottosterzo, ma soprattutto con la tendenza al pattinamento della ruota interna.

MiTo penalizzata dall'elettronica. Ancora più lenta la MiTo, decisamente meno agile e più impacciata tra i cordoli. Si rivela molto meno decisa negli inserimenti, più sottosterzante e meno pronta quando c'è da ridare gas in uscita. Non l'aiuta l'intervento dell'elettronica (il traction control, non disinseribile, limita anche l'azione del differenziale autobloccante Q2), aspetto che su strada la rende sicura, ma in pista ne penalizza un po' la guida e i tempi sul giro. Tutto confermato pure nel terzo e ultimo tratto. Anche qui la Mini è la più lesta a superare la chicane e la più veloce sui curvoni, dove le correzioni si possono dosare con il solo acceleratore. Inutile dire, a questo punto, che tutto ciò si traduce, per la Cooper S, nel miglior tempo sul giro.