Doverosa premessa: la Campagnola è una fuoristrada dura e pura che nulla ha a che vedere con le normali Suv. Il suo habitat naturale - lo dice molto bene il nome - è la terra, di qualsiasi tipo, mentre sull'asfalto non è proprio a suo agio.

Per testarla abbiamo scelta la risalita verso un Centro addestramento alpino in alta quota, con base operativa a Courmayeur. Il fondo, piuttosto duro ma non particolarmente sconnesso, favorisce una presa ottimale dei quattro pneumatici sul terreno. Non c?è quasi mai bisogno delle ridotte e nemmeno di bloccare il differenziale posteriore. La Campagnola si arrampica bene anche con la sola trazione integrale inserita, contando soprattutto sull?abbondante coppia fornita dal 3.0 litri con turbo a geometria variabile. Soffre un po? soltanto sui tornanti più stretti, dove è chiamata a fare i conti con la modesta agilità imposta dal notevole diametro di sterzata (quasi 13 m). Supera bene anche un paio di guadi, non molto profondi ma con la sponda alta e scivolosa, e non ha incertezze neppure lungo un discesone insidioso a causa del fondo cedevole. Gli angoli d?attacco e d?uscita dai dossi (rispettivamente 50° e 34°) risultano più che sufficienti per garantire alla Campagnola un?agilità notevole anche nei passaggi più complicati, come abbiamo verificato anche successivamenre sul tracciato, molto più tecnico, della pista off-road di "Quattroruote", a Vairano.

La coda si scompone, galleggia un poco e va spesso recuperata con lo sterzo, ma il controllo della vettura non è mai impegnativo. Certo, la guida risulta un po? faticosa perché la frizione è molto pesante (lo sforzo della gamba a ogni azionamento è di ben 19 kg), lo sterzo non è maneggevolissimo e le marce richiedono inserimenti decisi. Non aiutano, specie con le persone molto alte ai comandi, il posizionamento della pedaliera (parecchio disallineata) e quello del volante (non regolabile). In sostanza si guida molto seduti e avanti, anche a causa della modesta escursione longitudinale del sedile. Ancora più scomodi i due passeggeri posteriori, soprattutto per la notevole durezza delle sospensioni a ponte rigido con le balestre.

Cambia tutto, ma lo avevamo messo in conto, appena si mettono le ruote sull?asfalto. Un terreno dove emergono tutti i limiti della Campagnola. Lenta, impacciata, rumorosa, faticosa e persino impegnativa in alcune manovre d?emergenza (sul bagnato va guidata con prudenza), una dopo l?altra lascia sul campo moltissime stelle in pagella. Ne fanno le spese lo sterzo, molto approssimativo nell?impostazione delle traiettorie, il cambio, che non consente selezioni molto rapide e, ovviamente, anche il confort, pregiudicato dalla totale assenza di efficaci soluzioni insonorizzanti, oltre che dalla rigidità delle sospensioni. A questo proposito Iveco sta già studiando interventi correttivi per migliorare l?assorbimento, impiegando molle (paraboliche) più morbide e contemporaneamente adottando una barra stabilizzatrice per non penalizzare il comportamento stradale. Una nota a parte va riservata ai freni.

Il nostro esemplare (la n° 5 della tiratura limitata di 499 pezzi) non disponeva ancora dell?Abs (anche se sarà di serie su tutti gli esemplari in vendita nelle concessionarie) e, pertanto, non è stato possibile valutare l?efficacia dell?impianto nelle situazioni più critiche, come, per esempio, la frenata su fondi ad aderenza differenziata. Ne hanno sofferto, quindi, anche gli spazi d?arresto sull?asciutto. La nostra Campagnola, infatti, si è fermata in poco più di 54 metri da 100 all?ora, che non è un risultato particolarmente esaltante. L?assenza di tutti gli altri sistemi elettronici di assistenza alla guida, ormai patrimonio delle moderne Suv, a cominciare dal controllo della stabilità, non fa altro che ribadire la totale mancanza di qualsiasi ambizione stradale della Campagnola. Del resto, basta anche soltanto guardarla per rendersi conto che lei è diversa dalle altre vetture, che non è una Suv, che non digerisce l?asfalto. E che, tutto sommato, va presa così com?è.