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Mobilità elettrica
Ecco il grande business dietro le ‘gigafactory’ europee

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Ecco il grande business dietro le ‘gigafactory’ europee
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Ormai non è mistero neanche per il grande pubblico: il passaggio verso la mobilità elettrica avrà delle pesanti conseguenze sulla forza lavoro impiegata, direttamente e indirettamente, dal settore automobilistico. Non sono un caso, infatti, i frequenti annunci di fabbriche di componentistica chiuse o in fase di ridimensionamento in tutta Europa. Per alleviare, quantomeno in parte, l’impatto occupazionale dell’auto elettrica, si chiede al settore di investire in altre produzioni e in particolare nella realizzazione delle ormai famose ‘gigafactory’, le fabbriche dedicate all’assemblaggio dei pacchi batteria destinati proprio alle vetture alla spina. Le richieste sono pressanti e l’industria, non solo quella automobilistica, sta rispondendo con massicci investimenti che stanno trasformando i progetti avviati o annunciati nel grande business del momento in tutto il Vecchio Continente. Si parla così di un nuovo Eldorado, ma quante sono le gigafactory effettivamente in costruzione? E quanti sono i capitali stanziati? Cosa implica la loro realizzazione in termini occupazionali? Quale sarà il loro contributo alla produzione di auto elettriche? Sono tutte domande a cui è difficile rispondere, perché ormai non passa settimana senza l’annuncio di un nuovo investimento.

Lo studio. Una delle ultime ricerche in grado di fornire “un punto della situazione” è stata diffusa dall’organizzazione non governativa Transport & Environment all’inizio di giugno, quando ancora non erano stati annunciati in dettaglio i progetti della Renault per Douai, della Nissan per Sunderland e del gruppo Stellantis per Termoli. In sostanza, lo studio contava - alla data del 31 maggio 2021 - 38 impianti in fase di costruzione o in programma tra Unione Europea e Regno Unito, per un totale di quasi 40 miliardi di euro di investimenti e 44 mila posti di lavoro creati o salvaguardati. In poche parole, un vero e proprio boom che consentirà agli europei di cogliere due grandi obiettivi: conquistare buona parte della catena del valore delle batterie e, soprattutto, ridurre il ritardo rispetto a cinesi e coreani, finora i leader del settore. 

I finanziamenti. Transport & Environment fornisce anche altri dettagli interessanti. Delle 38 fabbriche, per esempio, ben 17 (con una capacità di 87 GWh nel 2021 e di 474 nel 2030, in grado di creare oltre 24.700 posti di lavoro diretti) risultavano finanziate al 100%, per un totale di fondi già garantiti pari a 25,5 miliardi. Tra queste figurano alcuni dei progetti più importanti, come l’impianto della Northvolt in Svezia, della LG Chem in Polonia, della Tesla e della Catl in Germania, della Acc in Francia, della Samsung e della SK in Ungheria e della Seri Industrial a Teverola (Caserta). Altri 10 progetti, da almeno 14 miliardi di investimenti potenziali, hanno ottenuto un finanziamento parziale e sono nelle prime fasi di sviluppo: si tratta, tra gli altri, dei siti della Verkor in Francia, della Britishvolt nel Regno Unito, della Italvolt alle porte di Ivrea, della Freyr in Norvegia, della Basquevolt-Nabatt in Spagna e della QuantumScape in Germania. Parliamo di iniziative in grado di consentire all’Europa di compiere un vero e proprio salto di qualità, visto che si discute di una capacità potenziale di 144 GWh nel 2025, che nel 2030 dovrebbe salire a 670 GWh.

I volumi attesi. Se tutti i 38 progetti saranno completati, allora l’Europa si sarà dotata di una capacità produttiva di oltre 460 GWh entro il 2025 e di più di 1.140 GWh entro il 2030, 13 volte più degli attuali volumi (87 GWh). In sostanza, il Vecchio Continente sarà in grado di passare da una quota del mercato globale delle batterie del 7% a una superiore al 30% nel giro di una decina di anni. In tal modo dovrebbero essere soddisfatte le aspettative della Commissione europea, che ha varato numerose iniziative, tra cui la European Battery Alliance, e approvato miliardi di aiuti pubblici per ridurre la dipendenza dalla Cina, quantomeno per i prodotti finiti (la questione delle materie prime, invece, è lungi dall’essere affondata con lo stesso piglio e la stessa determinazione). La realizzazione delle 38 fabbriche, ovviamente, avrà un impatto sulla produzione di vetture elettriche, visto che la loro attivazione sarebbe sufficiente a sostenere il 50% delle vendite di auto elettrificate in Europa nel 2035 (32% per le sole Ev) e oltre il 90% nel 2030 (75% per le elettriche). Secondo Transport & Environment, si avrebbe di riflesso anche un impatto sulle emissioni di anidride carbonica: -44% nel 2025, -62% nel 2027 e -91% nel 2030.

Gli altri progetti. In ogni caso, si tratta di stime del tutto parziali e in predicato di subire profonde modifiche, visto che l’associazione indica la presenza di altri 11 progetti. Tra queste figurano anche le quattro gigafactory della Volkswagen, che si aggiungeranno a quelle di Salzgitter e Skellefteå, e quella della Seat e della Iberdrola prevista in Spagna. A queste, poi, andranno sommate ulteriori iniziative, tra cui quella di Stellantis a Termoli e altre ancora che stanno per essere annunciate, anche grazie al sostegno fornito dai finanziamenti pubblici garantiti dal Recovery Fund europeo. In poche parole, agli attuali ritmi, l’Europa si trasformerà nella terra delle gigafactory.

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