Tanti cavalli, anzi tantissimi. E una guidabilità straordinaria, che trasforma ogni metro in un'esperienza affascinante. Un'auto carismatica, per certi versi unica. Perfetta per riportare il Biscione ai fasti d'un tempo. Le Suv sportive sono una contraddizione in termini. La loro espressione progettuale nasce inevitabilmente da un compromesso tecnico d'istanze all'apparenza inconciliabili, ovvero potenze e cilindrate d'assoluto rispetto e la caratteristica funzionalità derivante da un'impostazione che ha come priorità l'abbinata spazio-confort. In effetti, i molti tentativi visti finora di combinare le contraddittorie voci hanno restituito un imbarazzante sentore di velleitarismo, anche parlando di marchi dall'elevato carato ingegneristico: cavalli a iosa, necessari per propellere opime vetture nelle accelerazioni longitudinali (con inevitabili, deprimenti consumi), e altrettanto impaccio nel restituire al guidatore una sensazione non si dica di agilità, ma almeno di adeguato equilibrio dinamico. Su queste macchine, il lavoro più arduo di solito lo svolgono gli ingegneri elettronici, obbligati a studiare eccellenti sistemi di controllo, il cui intervento costante e implacabile, però, di fatto rivela con brutale franchezza i naturali limiti dell'autotelaio. Negli ultimi tempi qualcosa è cambiato. E questo qualcosa porta il nome di Porsche Macan, che nella sua versione di vertice - la Turbo (non che le altre siano da meno, peraltro) - ha conferito un'inedita dimensione a una specialità all'apparenza destinata a una stentata sopravvivenza in pochi, specifici mercati. Da oggi, la tedesca ha una concorrente. Porta la gloriosa casacca dell'Alfa Romeo e si chiama Stelvio Quadrifoglio. Ed è una rivale - sia detto con entusiasmo scevro da debolezze autarchiche - dai grandi contenuti. Quindi pericolosissima per la leadership germanica…

Stile ricercato, la solita qualità costruttiva, una buona dotazione di accessori e la convinzione di poter sedurre anche chi a una crossover non aveva mai pensato. Ecco il test delle versioni agli estremi della gamma. Tra gli addetti ai lavori, le sport utility compatte sotto i 4,25 metri si etichettano come BSuv: una definizione che, in realtà, è una semplificazione dai contorni sfumati e che talvolta (anzi, sempre più spesso) non racconta tutto. E infatti, se a un estremo ci sono mere varianti rialzate di utilitarie, all'altro esistono vetture che si propongono come credibili alternative alle classiche hatchback della categoria superiore. Come la Volkswagen T-Roc, appunto, forse la candidata più accreditata a sovrapporsi, per caratteristiche e destinazione d'uso, finanche alla best seller Golf. Al di là della piattaforma tecnica e degl'ingombri paragonabili a quelli di una berlina media, fatto salvo naturalmente il maggior sviluppo in altezza, gl'indizi che definiscono il posizionamento della nuova crossover tedesca verso l'alto si ritrovano alle voci spazio a bordo, equipaggiamento e, va detto, prezzo. Metro alla mano, si scopre che l'abitacolo è tra i più ampi della sua classe, anche nel senso della larghezza: le misure all'altezza delle spalle degli occupanti superano di slancio quota 130 cm, una prerogativa, appunto, delle vetture di segmento C e delle crossover compatte più spaziose. L'aspetto raccolto del corpo vettura e la misura del passo non da primato non devono trarre in inganno: a bordo si sta bene e chi siede dietro ha comunque parecchi centimetri a disposizione per le gambe…