Speciale Green Fleet - Quattroruote.it
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Flotte Verdi – la parola al mercato

Le società a lungo termine spingono sulle flotte elettrificate, forse perché vi vedono una possibile area di business aggiuntiva sui servizi collegati, tra sistemi di ricarica e consulenza.  E le Case abbozzano. Anche se, come ha detto Antonio Ventura, direttore fleet & business sales department della Jaguar Land Rover Italia, “mentre la maggior parte delle grandi aziende è sempre più interessata all’elettrificazione, minore è la sensibilità al tema ambientale da parte delle piccole e medie imprese”. È, probabilmente, anche una questione di sostenibilità economica e di situazione contingente, come spiega Giuseppe Di Mauro, direttore corporate b2b sales & remarketing division del gruppo PSA: “La pandemia e il lockdown”, dice, “hanno senza dubbio inciso sul processo di elettrificazione in atto nelle flotte delle aziende, molte delle quali hanno dovuto interrompere la loro strategia relativa a una nuova mobilità e posticipare le valutazioni di acquisizione di un maggior numero di vetture green. Tuttavia, la domanda sta crescendo: stiamo assistendo a un calo del metano e del Gpl e a una crescita dell’interesse per ibride plug-in e full electric”. Il tutto con una differente valutazione del Total cost of ownership delle vetture, come ha sottolineato Christian Catini, responsabile flotte della Mercedes-Benz Italia. E Giuseppe Bitti, ad della Kia Italia, sottolinea: “c’è senza dubbio una crescita interessante della richiesta di ibride plug-in, ma con numeri ancora marginali, mentre le elettriche pure per le aziende costituiscono principalemente una funzione di rappresentanza green”. Flotte verdi invece cavalcate dai noleggiatori con l’elettrificazione dei parchi auto uno dei pilastri dei piani strategici in presentazione in questi giorni – da Arval Beyond a Move 2025 di ALD. Leasys, per voce dell'ad Alberto Grippo, afferma di aver raggiunto un “4% di auto elettriche in flotta nei primi nove mesi dell’anno, che si aggiunge al circa 15% di ibride”. E il numero uno italiano di Arval, Stefan Majtán sottolinea come "a settembre abbiamo immatricolato il 50% in più di veicoli ibridi ed elettrificati rispetto al 2019”. Una crescita confermata anche da Leaseplan: “Ormai il 26% delle nostre immatricolazioni è elettrificato, dato che sale al 36% sulla piazza di Milano”, afferma l’ad Alberto Viano.

Allarme Wltp

L’unico protocollo in vigore per l’omologazione delle nuove auto a partire dal 1° gennaio 2021, che “cambierà tutti i numeri delle emissioni di CO2” come ricorda il direttore generale dell’Unrae, Andrea Cardinali, andrà a impattare sia sulle fasce di ecobonus sia, in particolare per le auto premium, sul ricalcolo dei fringe benefit. Consessi ‘carbonari’ di fleet manager si sono confrontati sul web e ci hanno fatto sapere di aver accelerato, ove possibile – visti i ritardi nella produzione –, la consegna di alcuni modelli premium entro la fine dell’anno e di aver cancellato parte degli ordini per l’inizio del 2021, in attesa di avere una situazione più chiara. “Sto rivedendo la car policy basandomi sui nuovi valori di emissioni"commenta il fleet manager di Nestlè, Tiziano Fasolini, che sottolinea: “Dove non ci sono ancora, come sui modelli BMW, abbiamo tenuto conto di un peggioramento di circa il 30% sul Nedc puro e di un 20% se correlato”. Il tutto, però senza regole chiare: “È un tema sul tavolo da tempo, ma ormai restano poche settimane all’entrata in vigore delle nuove normative e il problema non è stato risolto”, commenta Cardinali. Che prosegue: “Ci risulta che al Mise siano in corso delle valutazioni, mentre non abbiamo notizie dal Mef. Quanto al ministero dei Trasporti, forse pensa sempre solo ai monopattini? La cosa importante è che s’imposti il ragionamento non su un piano politico, ma di massimo rigore tecnico-scientifico”. Cardinali poi sottolinea come questa situazione potrebbe essere l’ennesima occasione persa per fare chiarezza sulle emissioni. Perché “i nuovi test basati su condizioni reali di guida (Rde - Real driving emissions, ndr) dovrebbero cancellare definitivamente ogni polemica più o meno strumentale sulle vere emissioni dei veicoli".

 
 
 

2021: sarà scossa elettrica

Il 2021 sarà, inevitabilmente, l'anno in cui non passerà giorno in cui non verranno presentati modelli alla spina. Ibridi ed elettrici. Noi ne abbiamo scelti otto, che potrebbero far gola ai fleet manager. Nel primo trimestre arriveranno la nuova Citroën C4 elettrica e la Renault Arkana, nelle versioni mild, full e Plug-in hybrid, il crossover nato per il mercato russo ma che il management della Casa transalpina ha deciso di far sbarcare anche in Europa. Nel secondo trimestre arriveranno la BMW Serie 2 Active Tourer plug-in, la nuova Nissan Qashqai plug-in (che rinuncerà totalmente al diesel) e la Lynk & Co. 01 plug-in, la Suv cinese in abbonamento. Nel terzo trimestre uscirà l'ammiraglia della Stella, la Mercedes Classe C, sia mild, sia plug-in hybrid. Infine il quarto trimestre è tinto di tricolore, con l'Alfa Romeo Tonale plug-in e la Maserati Grecale elettrica.

 
 
 

A Ciascuno il suo motore

Ibride ed elettriche in sorpasso sulle motorizzazioni un tempo considerate le più green, come il metano e il Gpl. Per quelle a benzina e, soprattutto diesel, ci vorrà invece ancora un po’ di tempo. Ma i fleet manager si trovano a dover far quadrare i conti (saving, saving e ancora saving, la parole d'ordine degli anni '90 e 2000) pur con una spinta aziendale (per chi, in particolare, compila bilanci Csr) per l'adozione di auto più verdi. La soluzione? La personalizzazione massima delle auto in flotta, basata sulla percorrenza ma anche sul tipo di tragitto che si fa (autostrade, statali, città, in montagna o in pianura). E poi una corretta informazione, in modo che il driver sappia come meglio utilizzare l’auto che gli viene assegnata. Tutte cose possibili grazie anche alla telematica e alla connettività, ormai riguardante oltre l’80% delle vetture presenti nelle flotte.

Partiamo dalle auto elettriche
Al momento il loro utilizzo continua a essere soggetto a molti limiti oggettivi, anche se è la moda del momento. Con, in taluni casi, anche interessanti risparmi. Ma l’autonomia, pur in rapida crescita, è in genere ancora troppo ridotta, la rete infrastrutturale non è ancora capillare e in alcune località (come Milano!) non è neppure interoperabile, i tempi di ricarica restano lunghi, certo non ottimali per chi viaggia per ragioni di business; infine nei centri storici delle città italiane, luoghi in teoria perfetti per questi modelli, è difficile implementare nuove colonnine, anche e soprattutto in stalli privati. E all’orizzonte ci potrebbe anche essere lo spostamento delle accise dai carburanti tradizionali sui kWh per autotrazione.

Il diesel non molla
Chi invece ha ansia da autonomia e non si limita agli spostamenti cittadini potrebbe orientarsi verso l’ibrido. Ma a patto di utilizzare poco l’autostrada, soprattutto nel caso delle plug-in, pena conti esorbitanti per il rifornimento. Proprio i costi del rifornimento, oltre che la minore efficienza rispetto al gasolio, hanno in passato tenuto lontano dalle flotte anche i motori a benzina che, malgrado una letteratura favorevole, possono emettere uguale massa di particolato delle diesel, ma una quantità dieci volte maggiore di particelle. Le vetture a gasolio di ultima generazione, invece, hanno un impatto ambientale minimo, sia in tema di emissioni nocive sia per quanto riguarda quelle climalteranti. Per non parlare dei consumi e dei costi imbattibili per chi fa tanti chilometri.