Da un lato, l’idea di truccare la centralina per spremere dall’auto un po’ di brillantezza in più; dall’altro, gli annunci del web che prospettano un intervento facile e dal costo relativamente contenuto. Ammettiamolo: la tentazione di taroccare l’auto sarà venuta a più di qualcuno. La verità, tuttavia, è che l’operazione comporta una serie di complicazioni che, se prese nel loro insieme, la rendono molto meno suadente. Quattroruote, lo mettiamo subito in chiaro, è contraria a qualunque modifica in tal senso. Vediamo di approfondire alcuni aspetti.
Riscrittura e moduli. Attualmente, i metodi più diffusi per aumentare di qualche cavallo la potenza del motore sono due: la riprogrammazione della centralina dell’auto con la modifica (riscrittura) di alcuni parametri oppure l’utilizzo di un modulo aggiuntivo, che altera una serie di valori inviati dai sensori prima che questi siano letti dalla centralina, ingannandola. Entrambi i sistemi hanno i loro pro e contro. Indipendentemente dalla strada scelta, lo scopo è quello di far funzionare il motore con parametri diversi (o meno conservativi rispetto a quelli previsti dal costruttore) dell’impianto di alimentazione (durata dell’iniezione e quantità di carburante), dell’impianto di accensione per i benzina (variando l’anticipo) e dell’impianto di sovralimentazione (pressione del turbo).
Motori al limite. I motori che si trovano a funzionare al di fuori dei parametri previsti dal costruttore, a fronte dei supposti miglioramenti sul piano delle prestazioni, vedono calare l’affidabilità generale perché gli organi sono maggiormente sfruttati. Si pensi, per esempio, a un turbocompressore costretto a lavorare a pressioni mediamente maggiori di quelle previste. La difesa dei maghi della centralina è quella che i motori hanno un margine di sicurezza e che comunque una vettura modificata non viene spremuta sempre al massimo delle sue possibilità, argomentazioni che possono essere confutate nella pratica. La maggior parte delle persone che modifica la centralina, infatti, non effettua una manutenzione ordinaria più stringente per compensare il maggiore stress del motore (non solo servirebbe un olio dalle specifiche migliori, ma andrebbe cambiato molto più di frequente) ed è un fatto molte vetture modificate mostrano, quando i chilometri sia accumulano, rotture o usure importanti a organi che altrimenti sarebbero durati molto di più. E non parliamo solo di turbine e valvole Egr, ma anche di organi della trasmissione come cambi e semiassi.
La scure della norma. Sin qui alcune considerazioni di carattere tecnico, che abbiamo solo accennato per motivi di spazio, ma ce ne sarebbero molte di più. Se comunque non avete il timore di rovinare la meccanica, sappiate che il Codice della strada vieta qualunque modifica delle “caratteristiche costruttive dei veicoli” (art. 78) non solo quelle di omologazione, ma anche quelle riportate sulla carta di circolazione, come appunto la potenza. In caso di accertamento da parte delle forze dell’ordine, si rischia la sanzione di 431 euro e il sequestro del libretto con l’obbligo di andare a visita e prova presso la Motorizzazione, ovviamente con la vettura riportata alle condizioni d’origine. Non solo. In caso d’incidente (non necessariamente con colpa), qualora la compagnia scoprisse il trucco, potrebbe applicare il diritto di rivalsa: in pratica, prima paga il danneggiato e poi va dal proprio assicurato con la centralina taroccata a chiedere i soldi che ha versato. Senza contare che la modifica fa pure decadere la garanzia sulle vetture nuove e usate. Insomma, non ne vale la pena.
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