Comunemente, la sigla Esp identifica il sistema di controllo elettronico della stabilità. Le tre lettere derivano dalla contrazione del tedesco Elektronisches Stabilitätsprogramm, in inglese Electronic Stability Program, letteralmente traducibile con programma elettronico di stabilità. L’Esp, però, è un marchio registrato dalla Daimler, perciò i costruttori usano sigle differenti per battezzare il dispositivo, per esempio Esc (dove la C che sta per control), Dsc (Dynamic Stability Control), Vdc (Vehicle Dynamic Control) e Vsa (Vehicle Stability Assist).
Come funziona. L’Esp è un’evoluzione del sistema antibloccaggio delle ruote Abs e lavora col controllo elettronico della trazione. Il controllo elettronico della stabilità è gestito da una centralina che elabora i dati provenienti da appositi sensori, deputati alla rilevazione della velocità di ciascuna ruota e dell’angolo di sterzo, così come le accelerazioni del corpo vettura sui tre assi nello spazio e l’angolo di apertura della farfalla relativa al sistema di alimentazione. Il processore è in grado di interpretare i valori prt intervenire quando viene rilevata dell’instabilità, riducendo la coppia erogata dal motore e/o frenando le singole ruote per ridare all’auto una dinamica corretta. Negli anni, i sistemi di controllo si sono evoluti, diventando sempre più efficaci e discreti. Nelle versioni più raffinate, l’elettronica prevede diverse modalità d’intervento selezionabili dal pilota, che spesso può anche disattivare il controllo per superare particolari ostacoli nel fuoristrada o per gestire personalmente le perdite di aderenza nella guida sportiva. L’operazione può essere compiuta tramite un apposito pulsante e la disattivazione è di norma segnalata dall’accensione di una spia arancione, la stessa che indica l’’entrata in funzione del sistema quando è attivato.
A cosa serve. Come lascia intuire chiaramente la traduzione del nome, l’Esp vigila sulle eventuali perdite di stabilità dell’auto. In altre parole cerca di prevenire le sbandate e fa in modo che comportamento dinamico non sia diverso da quello voluto dal guidatore. Il sistema si attiva per contrastare fenomeni quali l’allargamento della traiettoria da parte del muso (sottosterzo) e le perdite di aderenza della coda (sovrasterzo).
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